Caffè di sabato 3 giugno 2023

di padre Roberto Fornara
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 3 giugno 2023.

VIII settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di San Carlo Lwanga e compagni martiri.

Dal Vangelo secondo Marco (11,27-33)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Il vangelo di oggi sembra a prima vista un incitamento alla furbizia. In realtà, nasconde molto di più.

            Innanzitutto, il contrasto fra i rappresentanti del sinedrio e Gesù, che si consoliderà nel capitolo seguente. Gesù con i suoi discepoli “vengono” a Gerusalemme e si recano al tempio per pregare e per insegnare, i suoi interlocutori vengono al tempio con il chiaro intento di trovare pretesti contro Gesù.

            Marco non dice che essi vennero per ascoltare un insegnamento del Maestro, ma giunsero “mentre egli camminava nel tempio”: è chiaro l’intento di fermarlo e metterlo alle corde; non c’è spazio per il discepolato.

            La loro duplice domanda indaga quale potere si arroga il Maestro e chi sta dietro di lui, chi è il mandante! Per quattro volte ricorre il sostantivo exousia, “autorità, autorevolezza, potere”, che compariva già nel primo capitolo del vangelo, nella giornata iniziale di Cafarnao, dove la predicazione di Gesù stupiva le folle perché egli parlava loro con un’autorità e un’autorevolezza che aveva più del divino che dell’umano, non come gli scribi dei farisei.

            “Con quale autorità fai queste cose?”. È probabile che l’espressione generica “queste cose” si riferisca in modo particolare alla cacciata dei venditori dal tempio, raccontata pochi versetti prima; ma è tipico di chi segue la via della falsità e dell’inganno rimanere nel vago, senza specificare e chiarire i dettagli.

            Gesù li provoca con una controproposta, nella quale spiccano i due inviti: “Rispondete”! Il cristiano è chiamato a rispondere a chiunque gli domanda ragione della sua speranza, ma qui gli avversari di Gesù rispondono semplicemente dei loro intrighi contorti e delle loro trame. La discussione che nasce tra di loro non è un dialogo teso al discernimento, ma un discutere animatamente sulle loro convenienze e sui loro interessi.

            Le parole di Gesù, invece, indicano che il Signore vuole elevare il confronto a un livello superiore. Come, in occasione della discussione sul divorzio, riporta il confronto su ciò che era “fin dal principio”, cioè sul progetto divino, così qui innalza il confronto all’opposizione cielo/terra o Dio/uomini. La domanda necessaria – dice Gesù – è quella relativa al discernimento sull’origine e la motivazione divina o umana di ogni evento. Ciò che viene da Dio dà vita e rimane per sempre, ciò che viene dall’uomo è “carne”, “mondo”, e destinato a perire.

            Gesù, inoltre, non risponde ai suoi interlocutori perché essi, non avendo creduto a Giovanni Battista, non sono pronti ad accogliere l’exousia di Gesù, l’autorevole Parola di vita. Prima devono risuonare anche per loro le parole di Giovanni: “fate dunque frutti degni della conversione!” (Lc 3,8).

            La risposta finale degli inviati dal sinedrio manifesta le loro contraddizioni e ragiona in termini di autodifesa e di convenienza, sfociando in un nulla di fatto: “non sappiamo”. Parlano ascoltando i suggerimenti della loro paura, più che della loro mente o del loro cuore. Come il servo della parabola che, per paura, nasconde il suo talento sotto terra, la spedizione dei capi dei sacerdoti, degli scribi e degli anziani risulta sterile, infeconda e senza risultato. Non possono perciò pretendere di manipolare l’altro, schiacciandolo, quando non sono disposti a mettersi in gioco personalmente, come afferma ironicamente la conclusione del brano: “Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose”! Cogliamo meglio l’ironia delle parole di Gesù se le confrontiamo con la ricorrente formula evangelica: “in verità, in verità io vi dico…”. Qui è una testimonianza capovolta: “per la vostra falsità, per la vostra falsità io non vi dico…”.

            Anche noi siamo chiamati a rimetterci in discussione e scegliere se privilegiare la dimensione dell’ascolto e dell’accoglienza della Parola di Gesù oppure l’ostinata volontà di imporre le nostre convinzioni e i nostri progetti. Nelle nostre parole, nei nostri atteggiamenti, nelle nostre scelte di oggi, che cosa privilegiamo? La testimonianza credibile e gioiosa della nostra speranza o i nostri calcoli utilitaristici? Se vogliamo portare frutto, rimaniamo uniti come i tralci alla vite. Parla, o Signore, che il tuo servo ti ascolta!

Preghiamo

            O Dio, che nel tuo Figlio spogliato e umiliato sulla croce, hai rivelato la forza dell’amore, apri il nostro cuore al dono del tuo Spirito e spezza le catene della violenza e dell’odio, perché nella vittoria del bene sul male testimoniamo il tuo Vangelo di riconciliazione e di pace. Per Cristo nostro Signore. Amen.

A tutti voi l’augurio di una buona e santa giornata!

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3° incontro “Amici del Caffè carmelitano”

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