di padre Marco Cabula
– Comunità di Varazze (SV) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 4 luglio 2023.
XIII settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 8, 23-27)
In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva.
Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia. Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».
Mi piace introdurre questo commento con i versetti del Salmo 43, visto che niente può spiegare la Parola di Dio meglio della Scrittura stessa. Eccoli allora, sentiamoli insieme:
Svegliati, perché dormi, Signore? Destati, non ci respingere per sempre.
Perché nascondi il tuo volto, dimentichi la nostra miseria e oppressione?
Sorgi, vieni in nostro aiuto; salvaci per la tua misericordia.
Credo che questi versetti diano degnamente voce ai discepoli sulla barca in piena tempesta, voce certamente colma di paura, di disperazione… Eppure Gesù dorme. Sembra davvero l’unica nota stonata in un vangelo come questo: ma come? passi pure il mal di mare, ma le urla, gli spruzzi, gli schiaffi delle onde contro la prua… possibile che non ti svegliano, Gesù? ma dove vivi Signore?
Ottimo: senza neanche accorgerci, abbiamo toccato un punto nodale nel testo: dove vive realmente Gesù? E soprattutto perché non ha paura? Un salmo di compieta recita queste parole magnifiche: In pace mi corico e subito mi addormento: tu solo, Signore, al sicuro mi fai riposare. Ecco il segreto di Gesù: la sua fiducia totale. Ha infatti la tipica confidenza del figlio interamente abbandonato all’abbraccio della sua mamma, del suo papà, ed è questo sonno che lo salva e lo custodisce. Addirittura la cosa che lo sorprende e che chiede a noi è: “Perché avete paura?”.
Certo, prima o poi tutti sperimentiamo la paura. Forse perché la vita è viva, perché è più complessa dei nostri schemi, delle nostre “comfort zone”… a volte è persino “travolgente”, imprevedibile, tanto da metterci in crisi, da farci chiedere: cosa vogliamo davvero? Ci aspettiamo un Dio che faccia andare la vita così come la vogliamo noi, oppure un Dio fedele, capace di condividere tutto di noi e con noi, persino le onde esistenziali delle nostre tempeste?
E’ così, il Signore è davvero un gran signore, e sogna di essere invocato non solo in punto di morte ma in ogni momento… Ecco l’inscindibile connessione fra paura e fede. Una richiama l’altra: più c’è fede, meno c’è paura; e meno c’è fede, più c’è paura.
Insomma, quando pretendiamo un Dio interventista, significa che la nostra fede sta diminuendo… E più ci scandalizziamo di un Dio che non mette a posto tutti i guai del mondo e più precipitiamo nel baratro dell’incredulità. Invece lui permette persino le difficoltà, perché sa che sono le nostre palestre di vita più importanti. Infatti proprio lì la nostra fede può crescere, purificarsi, facendo crollare le nostre false fedi, le nostre fragili certezze.
È proprio il senso del battesimo che ci fa pregare: Signore, salvaci! Quante volte la nostra poca fede stranamente esce nel momento del bisogno. E questo, appunto, significa il nome Gesù, Yeshuà: Dio salva; ha la forza di farlo, se lo chiami, se lo cerchi, lo rendi parte del tuo “equipaggio” usandolo come capitano e non solo come salvagente. Yeshuà: Dio salva… perché salvare è la sua essenza, la sua missione, il suo desiderio più intimo. Grazie Gesù, salvaci sempre e sii per noi sempre la fedele certezza della nostra speranza!
Preghiamo.
O Dio, che ci hai reso figli della luce
con il tuo Spirito di adozione,
fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore
ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Una santa e felice giornata a tutti voi.
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