di padre Vojtech Kohut
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 20 luglio 2023.
XV settimana del Tempo Ordinario.
Per i carmelitani: festa di S. Elia, profeta.
Dal vangelo secondo Luca (Lc 9, 28b-36)
Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: “Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”.
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.
Il Vangelo che abbiamo ascoltato è diverso da quello che sentiremo oggi nelle nostre chiese, perché abbiamo proposto il brano della festa di Sant’Elia profeta, che oggi si festeggia nei conventi carmelitani, e così cerchiamo anche di dare una lettura carmelitana di questo brano.
In questo racconto della trasfigurazione di Gesù secondo Luca, le due figure anticotestamentarie, Mosè ed Elia, non fungono tanto da testimoni della Legge e dei profeti – come probabilmente avviene in Matteo e in Marco – quanto piuttosto come destinatari di una profonda “teofania”, cioè di una rivelazione di Dio, avvenuta sul monte Oreb: quella a Mosè, descritta nel cap. 33 del libro dell’Esodo, e quella ad Elia, nel cap. 19 del primo libro dei Re. Mosè, in quell’occasione, dall’alto di una rupe intravvede Dio soltanto “di spalle”. Elia, invece, ne fa esperienza all’ingresso di una caverna, nel sussurro di una brezza leggera. Che Luca pensi veramente a questo, sarebbe implicito nell’annotazione che anche i due appaiono “nella gloria”, e non solo Gesù.
Probabilmente per questi motivi, San Giovanni della Croce vede in questa loro esperienza di Dio la visione sostanziale di Dio, un grande privilegio che nella Bibbia è attribuibile – oltre che a loro – a San Paolo. Nell’opera “Salita del Monte Carmelo”, San Giovanni afferma che queste grazie “accadono rarissimamente, quasi mai, e a pochissimi, perché Dio le dà a coloro che sono particolarmente forti nello spirito della Chiesa e nella legge di Dio, come i tre sopra ricordati”.
Parlando con Gesù del “suo esodo”, cioè della sua morte e risurrezione, Mosè ed Elia istruiscono non il Maestro, ma i discepoli, oppressi dal sonno, preparandoli al ritorno di Gesù dalla vita terrena alla gloria del Padre.
In questa prospettiva, il profeta Elia diventa un uomo di profonda esperienza di Dio e perciò anche il grande ispiratore della famiglia religiosa carmelitana, la quale – non avendo un riferimento preciso in un fondatore – trova il modello della sua vita attiva nella contemplazione proprio in lui: Elia, il profeta del quale ignoriamo le radici umane, che sta alla presenza del Dio vivo, l’uomo del deserto, dell’ascolto e del silenzio, l’annunciatore pieno di zelo infuocato nella lotta per la purezza del culto, il servitore fedele e assiduo di Dio, immerso non solo nella notte oscura della sua crisi personale, ma anche nella contemplazione della misteriosa presenza e dell’agire efficace di Dio nel sussurro della brezza sul monte.
Il disegno di San Giovanni della Croce, noto come Monte della perfezione e reso famoso dal trattato già citato “Salita del Monte Carmelo”, che ne costituisce una sorta di commento, si può dunque a buon diritto leggere in collegamento al profeta Elia e al vangelo odierno di Luca: Dio chiama la persona umana all’incontro con sé sul monte, e l’orante, solo se spogliato di tutto, vi può realmente giungere per pura grazia divina, e può essere unito a lui, ritrovando così misteriosamente tutto ciò che ha rinnegato e lasciato.
Il profeta Elia ci ha preceduto in questo cammino e ci incoraggia a seguirlo. In questo giorno della sua festa liturgica vi auguriamo, carissimi fratelli e sorelle, che alcune delle sue frasi più conosciute, come “Vive il Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto”, “Se il Signore è Dio, seguitelo!” o “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti”, diventino una fonte ricca d’ispirazione anche per tutti voi!
Preghiamo.
Dio onnipotente ed eterno,
che hai concesso a sant’Elia profeta, nostro padre,
di vivere alla tua presenza
e di consumarsi per lo zelo della tua gloria,
dona ai tuoi servi di cercare sempre il tuo volto,
per essere nel mondo testimoni del tuo amore.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Benedetto giorno di festa a tutti voi, amici nel Signore.
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