di fra Claudio Grana
– Comunità di Bocca di Magra (SP) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 26 agosto 2023.
XX settimana del Tempo Ordinario.
Trasverberazione di S. Teresa.
Memoria di Santa Maria in sabato.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 23,1-12)
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».
Sinceramente, non è facile commentare questo rimprovero di Gesù verse le autorità troppo severe ed esigenti, in un’epoca storica come la nostra, dove il concetto di autorità morale è messo in crisi, e l’esistenza stessa di norme morali oggettive viene tante volte negata, lasciando ai singoli l’apparente libertà di seguire le proprie convinzioni e inclinazioni come la propria verità soggettiva. Allo stesso modo, è difficile attualizzare il monito sull’ipocrisia di chi “predica bene e razzola male”, perché tante volte, purtroppo, sono gli stessi insegnamenti che non sono poi così retti e sani.
Forse si potrebbe dire qualcosa sull’abuso di autorità, nelle imposizioni a livello politico nazionale o internazionale, o forse meglio potremmo prendere da Gesù il prezioso avvertimento di guardare alla coerenza di chi riveste l’autorità: se fanno o non fanno ciò che dicono e che esigono dagli altri.
Però il Vangelo non ci è dato per esaminare e giudicare gli altri, ma prima di tutto noi stessi. E allora cogliamo da Gesù due insegnamenti.
Il primo, tratto dalla prima parte, è di non lasciarci sviare dai cattivi esempi o dalle incoerenze degli altri, anche dell’autorità religiosa, e di non buttare via i valori ricevuti, di fronte a scandali o incoerenze: guardiamo a ciò che ci è stato detto e insegnato, e non al male che viene fatto.
Il secondo insegnamento, tratto dalla parte finale, è quello dell’umiltà. Solo Gesù è vero Maestro, solo Dio è pienamente Padre: è da lui che “ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome”, come ci dice San Paolo (Ef 3,15). Rimaniamo umili di fronte a lui. Cerchiamo le guide che sono unite a lui e riflettono la bellezza della sua luce. Riconosciamo che ogni frutto di bene che possiamo compiere è opera sua, e non nostra. E proveremo in noi stessi la verità della parola di Gesù: “chi si umilia sarà esaltato”, perché l’umiltà ci rende figli di Dio, ed essere figli di Dio è ciò che più esalta il valore della nostra vita.
Preghiamo.
O Dio, che hai preparato beni invisibili
per coloro che ti amano,
infondi nei nostri cuori la dolcezza del tuo amore,
perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa,
otteniamo i beni da te promessi,
che superano ogni desiderio.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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