di fra Francesco Palmieri
– Comunità di Genova –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 2 settembre 2023.
XXI settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di Santa Maria in sabato.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25, 14-30)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».
Nell’affrontare la parabola di Gesù narrata nel Vangelo di oggi, spesso ci si approccia al terzo servitore come a colui che sbaglia nell’amministrare il talento ricevuto perché, a differenza degli altri due, non si è dato da fare. Anche nel linguaggio proverbiale è rimasto il riferimento ai talenti e al fatto che occorre metterli a frutto. A conferma di ciò, lo stesso Maestro, a conclusione del brano, allude al destino tenebroso che attende coloro che nella loro vita non si sono messi all’opera attraverso i doni ricevuti.
Alla radice di questa mancata attività da parte del terzo servo non c’è soltanto la pigrizia, bensì qualcosa di molto più dannoso: la paura. Egli stesso ammette al padrone, il quale rappresenterebbe Dio, di essere rimasto bloccato nell’agire proprio perché intimorito nei suoi riguardi.
La tentazione di abbracciare la paura è molto sottile e può riguardare anche ciascuno di noi nel suo rapporto con Dio. Si tratta del medesimo timore avuto da Adamo ed Eva nel giardino dopo il peccato: invece che chiedere aiuto e perdono all’Onnipotente, hanno deciso di sottrarsi orgogliosamente al suo sguardo di Padre.
Per salvarci dalle tenebre del peccato, il Signore ci manda suo Figlio che, Crocifisso e Risorto, proclama: “Non abbiate paura!”.
Preghiamo.
(preghiera di Santa Teresa di Gesù)
Sono tua poiché mi hai creata, sono tua perché mi hai redenta,
sono tua poiché per me hai sofferto, sono tua poiché mi hai attesa,
sono tua perché non mi sono perduta: che cosa vuoi farne di me?
Che cosa vuoi o mio buon Signore, che faccia una così umile creatura?
Che compito vuoi dare a questa indegna peccatrice?
Vedi , io sono qui, mio dolce amore: che cosa vuoi farne di me?
Vedi qui c´è il mio cuore, Io lo metto nelle tue mani:
così come il mio corpo, la mia vita e la mia anima,
tutta me stessa e tutte le mie preoccupazioni.
Dolce sposo e Redentore, mi sono data tutta a te: che cosa vuoi farne di me?
Porti frutto o non ne porti, parli o taccia, ma mostrami la strada da percorrere.
Che io sia felice nell´annunciare il Vangelo, che io soffra o sia felice,
tu solo sei nel mio cuore: che cosa vuoi farne di me?
Buona giornata a tutti voi!
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