di padre Marco Pesce
– Comunità di Bouar – S. Elia (Rep. Centrafricana) –
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Buongiorno, amici, con il nostro caffè di oggi, 13 settembre 2023.
XXIII settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di San Giovanni Crisostomo, vescovo e dottore della Chiesa.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,20-26)
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete, perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
Un primo spunto di riflessione ce lo offre Silvano Fausti, che così commenta il brano del Vangelo: “Il povero spera necessariamente che qualcosa cambi, il ricco invece spera che nulla cambi”. E io allora? A partire da questa affermazione, sono povero o ricco? Sono uno che spera di cambiare qualcosa oppure va tutto bene così com’è? Desidero cambiare per assomigliare a Gesù, oppure desidero cambiare solo per guardarmi allo specchio con soddisfazione?
Secondo punto: Gesù fa riferimento anche ai profeti e al trattamento loro riservato. Non è raro osservare che noi, come Chiesa, cerchiamo di farci capire dal mondo, ma a volte questo diventa “piacere al mondo”. Può riuscire fino a un certo punto. Poi arriva il momento in cui i nodi vengono al pettine: il “principe di questo mondo” non può andare d’accordo con il Vangelo. Non si può piacere al mondo a tutti i costi. Dobbiamo mettere in conto il non essere capiti.
Terzo punto: da sempre, si può dire, i commentatori vedono in questa scena del Vangelo un richiamo forte a Mosè che sale sul monte per ricevere la legge di Dio e poi ridiscende per trasmetterla agli altri. Anche Gesù sale su un’altura e ne ridiscende. Trova una folla di discepoli e molta altra gente e trasmette una legge nuova, più perfetta della precedente. Ascoltiamo cosa dice su questo San Leone Magno: “Colui dunque che aveva parlato a Mosè, parlò anche agli apostoli e la mano veloce del Verbo, che scriveva nei cuori dei discepoli, promulgava i decreti del Nuovo Testamento. Non era circondato, come allora, da dense nubi, né da tuoni e bagliori terribili, che tenevano lontano dal monte il popolo. Ora si intratteneva con i presenti in un dialogo tranquillo e affabile”. Fermiamoci oggi con il Signore: desidera continuare questo dialogo con me e con te.
Preghiamo
O Dio, forza di chi spera in te,
che hai fatto risplendere il santo vescovo Giovanni Crisostomo
per la mirabile eloquenza e la perseveranza nella tribolazione,
fa’ che, illuminati dai suoi insegnamenti,
siamo rafforzati dal suo esempio di eroica costanza.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti voi!
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