di padre Andrea Maria Bello
– Comunità di Genova –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 17 settembre 2023.
XXIV settimana del Tempo Ordinario.
Sant’Alberto di Gerusalemme, legislatore dei Carmelitani.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18, 21-35)
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa». Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: «Restituisci quello che devi!». Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò». Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: «Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?». Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Se ascoltiamo attentamente questo conosciutissimo brano di Vangelo, arriviamo a comprendere che l’esperienza della misericordia è sempre un’esperienza di vita e di libertà, sia per chi la riceve, sia per chi la dona. Anzi, comprendiamo che l’esperienza definitiva e stabile della misericordia si ha solo quando si vivono entrambe questi due movimenti: ricevere e donare!
Forse siamo troppo abituati a stare davanti a Dio unicamente come mendicanti della sua misericordia, aspettandoci solo di riceverla, senza renderci conto di quanto sia fondamentale anche diventarne strumento e dunque essere disponibili a donarla, per vivere pienamente l’esperienza dell’essere perdonati, dell’essere amati infinitamente così come siamo. L’origine della misericordia è nel cuore della Trinità, che liberamente dona se stessa, amando e permettendo così alla creatura amata di vivere del suo amore.
Se l’amore donato non circola, la creatura muore. Accade un po’ come per il nostro sistema cardiocircolatorio: se il sangue trova un intoppo e comincia a non circolare più e non si interviene, si muore! Cari amici, ciò che tiene in circolo la misericordia e dunque permette la vita sono l’umiltà e la carità: l’umiltà che risuona nelle parole di richiesta di perdono, di pazienza, di pietà, nel riconoscimento della propria debolezza e delle proprie mancanze – parole che dobbiamo imparare sempre più a scambiarci – e la carità che dispone al perdono di cuore verso il proprio fratello.
Preghiamo.
O Dio, che ami la giustizia e ci avvolgi di perdono,
crea in noi un cuore puro a immagine del tuo Figlio,
un cuore più grande di ogni offesa, più luminoso di ogni ombra,
per ricordare al mondo il tuo amore senza misura.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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