di padre Giustino Zoppi
– Comunità di Bocca di Magra (SP) –
***
Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 18 settembre 2023.
XXIV settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 7,1-10)
In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.
Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».
Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.
Ascoltando l’episodio di questo centurione, uno straniero, addirittura un rappresentante del potere dominante, così pieno di fede da non aver bisogno neppure della presenza di Gesù ma solo della sua parola, mi è venuta alla mente quell’altra, l’emoroissa, la quale le bastava soltanto toccare il mantello di Gesù, neppure la sua persona, per essere guarita, e poi anche mi è venuta in mente un’altra straniera che ha dato dimostrazione di così tanta fede, la cananea, alla quale bastavano le briciole che cadevano dalla mensa del padrone.
Mi sono chiesto da dove deriva tanta umiltà, tanta fede. Certamente dalla situazione di bisogno che queste persone avevano, ma nello stesso tempo anche da un’altra cosa, dalla consapevolezza di non avere nessun titolo di diritto nel fare la propria domanda, nessun merito. E allora ecco che da questo atteggiamento del cuore nasce la domanda umile di chi, appunto, aspetta tutto dal suo salvatore e a cui non ha niente da dare.
Come fare ad avere noi una fede così umile, nel domandare a Dio. Una umiltà che commuove il cuore di Dio e che porta all’esaudimento della nostra preghiera. Io penso che il segreto sia quello di essere convinti di non avere niente di nostro da dare a Dio, ma che tutto ciò che abbiamo, anche le cose buone, le azioni buone, i meriti diciamo così, che abbiamo, sono un dono suo, è roba sua, non è roba nostra. E allora questo ci permette di andare a Dio con le mani vuote, piene magari di opere buone ma tutte sue, non nostre, e allora noi toccheremo il cuore di Dio e la nostra preghiera sarà esaudita.
O Dio, creatore e Signore dell’universo,
volgi a noi il tuo sguardo,
e fa’ che ci dedichiamo con tutte le forze al tuo servizio
per sperimentare la potenza della tua misericordia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Buona giornata a tutti!
***
Ricevi ogni mattina il testo del Caffè sulla tua email:
***
Visita i nostri siti:
***


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.