Caffè di giovedì 12 ottobre 2023

di padre Marcello Bartolomei
– Comunità di Bouar – S. Elia (Rep. Centrafricana) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 12 ottobre 2023.

XXVII settimana del Tempo Ordinario.

Dal Vangelo secondo Luca (11, 5-13)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

La parabola che ci è stata presentata da Gesù è un invito a non aver paura di chiedere dei favori a Dio, con la stessa fiducia e semplicità di un figlio o una figlia che si rivolge al proprio padre.

È vero che nella preghiera non dobbiamo solamente chiedere, ma anche lodare e ringraziare Dio per quello che è e per tutto il bene che ci fa. Ma poi la stessa preghiera del Padre nostro ci insegna a chiedere anche il pane quotidiano, pane che è simbolo di tutte le nostre necessità. Dio è ricco di grazie che è disposto a darci. Alcune ce le dà spontaneamente, ma altre aspetta che noi stessi gliele chiediamo. Non dobbiamo aver paura di insistere, di perseverare nella preghiera, come se dovessimo fare braccio di ferro con Dio.

Possiamo leggere la parabola detta “dell’amico importuno” in due sensi. Nel primo senso, siamo noi che andiamo a importunare l’amico che è Dio, che sembra a volte occupato a dormire. Di qui, l’insistenza a chiedergli un favore, sapendo che prima o poi ci esaudirà, se le nostre richieste sono sensate, se sono in vista del bene nostro o degli altri per i quali intercediamo. Ma quello che più di tutto dobbiamo chiedere, dice Gesù, è il dono dello Spirito Santo. Nel darci lo Spirito Santo, Dio Padre ci dona ogni bene spirituale e materiale. Purtroppo siamo poco abituati a chiedere lo Spirito Santo, che è all’origine della nostra vita cristiana, che è presente in ogni sacramento e nel condurci nella via della nostra santificazione. Anzi, dobbiamo proprio chiedere lo Spirito Santo perché sia lui a guidare la nostra preghiera, e a rettificarla, se occorre.

Il secondo senso della parabola è il senso inverso al primo: è Dio che viene ad importunarci perché non solo gli diamo qualcosa, ma perché gli apriamo la porta del nostro cuore per accoglierlo in ogni circostanza della nostra vita, in ogni momento, a dargli lo spazio che merita, sacrificando anche le nostre affezioni più care, sia le persone che le cose o le comodità o le posizioni che ci siamo fatte. Egli un giorno ripagherà generosamente l’accoglienza che gli diamo.

Preghiamo
(da una preghiera di Santa Teresa)
Gesù, se quando eri nel mondo
guarivi gli infermi col semplice tocco delle vesti,
come dubitare che, stando in noi personalmente,
tu non farai miracoli se abbiamo fede?
Sì, trovandoti in casa nostra,
accoglierai ogni nostra domanda,
perché tu certamente non paghi male l’alloggio dove abiti,
se ti viene fatta buona accoglienza.
Fa’ che sia così anche per noi. Amen.

Una buona e santa giornata a tutti!

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