Caffè di domenica 22 ottobre 2023

di padre Davide Sollami
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 22 ottobre 2023.

XXIX settimana del Tempo Ordinario.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22, 15-21)

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Quante volte Gesù è stato messo alla prova? Lo abbiamo visto in situazione diverse: quando gli avevano presentato il caso, creato ad arte, di una moglie che aveva avuto sette mariti, o quella volta che volevano uccidere a sassate la donna di strada… “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” (Gv 8,7): le risposte del Maestro sono diventate proverbi.

E adesso abbiamo sentito quest’altra domanda: è lecito pagare il tributo a Cesare: sì o no? Se Gesù avesse risposto sì, sarebbe risultato schierato a favore dell’invasore straniero. Se invece avesse detto no, lo avrebbero accusato di incitare le folle perché disobbedissero all’imperatore. Insomma, era stato calcolato che qualsiasi sua risposta poteva essergli fatale. E invece no. Con una sola frase, il Cristo si liberò dal loro inganno: “Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare”.

Le monete con le immagini degli imperatori erano di uso comune. L’effige dava prestigio al metallo, e i metalli preziosi, come oro, argento, bronzo, davano gloria al governante. Inoltre, la figura dell’imperatore aveva l’utilità di distinguere il denaro autorizzato da quello falso.

Poi, però, Gesù aggiunse: “Rendete quello che è di Dio, a Dio”. Che cosa è di Dio? Cosa porta la sua immagine? L’uomo! “E Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra somiglianza” (Gen 1, 26). Il Signore è il primo e l’unico a volerci a sua immagine. Il nostro cuore e la nostra anima sono più preziosi dell’oro. E quando proviamo ad assomigliargli, siamo una lode al Creatore! Probabilmente altri, come il demonio, sono gelosi della ricchezza di Dio. Diamo al Signore quello che gli appartiene da sempre: la bellezza, la gloria, l’amore… tutto! Diamogli noi stessi, perché in fondo, nel nostro intimo, siamo già suoi.

E se imparassimo, ogni volta che guardiamo una persona, a pensare: “Ho davanti a me un’immagine del Padre, un figlio di Dio”? Che bello sarebbe, se riuscissimo a educare i nostri pensieri e i nostri occhi a vedere le persone come le guarda il Signore! Avremmo un sguardo così bello, uno sguardo a immagine di Dio!

Preghiamo.
O Padre, sul palmo della tua mano sta scritto il nome di ogni tuo figlio:
fa’ che nel misterioso intrecciarsi delle libere volontà degli uomini
nessuna autorità abusi della propria forza
e ogni potere si ponga sempre a servizio del bene di tutti.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.

E su tutti voi, amici del Caffè Carmelitano, invoco la benedizione di Dio.
Una buona e santa giornata a tutti!

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