di fra Francesco Palmieri
– Comunità di Bouar – Yolé (Rep. Centraficana) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 5 novembre 2023.
XXXI settimana del Tempo Ordinario.
Beata Francesca d’Amboise, carmelitana.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 23, 1-12)
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».
Qui al Seminario di Gesù Bambino della Yolé, presso la cittadina di Bouar, in Centrafrica, domenica scorsa c’è stata la celebrazione della Prima Santa Messa di tre confratelli, ordinati sacerdoti il giorno prima. Uno di loro, Padre Aimé, durante l’omelia riportava che, prima di essere ordinato, aveva detto ai suoi familiari: “Per adesso chiamatemi come volete, perché poi da sacerdote dovrete chiamarmi ‘mon Père’, Padre mio”.
Se prendiamo alla lettera il brano del Vangelo di oggi, l’affermazione di Gesù sembra contraddire questo ruolo di paternità degli uomini all’interno della Chiesa. In realtà tale lettura rischia di essere superficiale e parziale: ci si dimentica infatti che la proibizione di chiamare qualcun altro “padre” riguarda il modo con cui lo fanno scribi e farisei, mettendo cioè al centro la propria persona e additando se stessi come salvatori e tutori degli altri.
Ognuno di noi è chiamato ad essere padre e madre per il prossimo all’interno della Chiesa, secondo la forma di vita indicatagli dal Signore. La paternità messa in atto da Gesù – al quale siamo invitati a configurarci – giunge fino all’oblazione per il prossimo. Amando la dignità e la libertà del fratello, e mettendoci amorevolmente al suo servizio, è possibile vedere in lui lo stesso Gesù. Chiedendoci di essere perfetti come il Padre suo, il Maestro non esige da noi il raggiungimento sforzato di uno stato di impeccabilità, ma ci domanda di essere – nell’amore totale e vero per il prossimo – padri e madri, facendo risplendere in noi l’infinito amore paterno di Dio.
Preghiamo.
O Dio, creatore e Padre di tutti,
donaci lo Spirito del tuo Figlio Gesù,
venuto tra noi come colui che serve,
affinché riconosciamo in ogni uomo
la dignità di cui lo hai rivestito
e lo serviamo con semplicità di cuore.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti voi!
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