Caffè di mercoledì 8 novembre 2023

di padre Matteo Colzani
– Comunità di Arenzano –

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Buongiorno a tutti, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 8 novembre 2023.

XXXI settimana del Tempo Ordinario.
Santa Elisabetta della Trinità, carmelitana.

Dal Vangelo secondo Luca (14,25-33)

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Il Signore Gesù non teme di perdere ascoltatori, e non è preoccupato del successo numerico per le persone che lo seguono. Vuole invece che i suoi discepoli siano realmente consapevoli dell’altezza e delle esigenze della sua sequela, del cammino per seguire le sue orme di Divino Maestro.
Quali sono i mezzi adeguati per costruire l’edificio del Signore, e quali le forze per combattere la sua battaglia? Il Vangelo è molto chiaro: imparare ad amare Gesù mettendolo al primo posto nella nostra esistenza, prima di tutto e prima anche degli affetti per le persone e le cose. Essere disposti ad abbracciare la croce, cioè le contrarietà, le fatiche che ci si presentano e la rinuncia a imporre la nostra volontà, per amore Suo. Senza questa disponibilità generosa, non è possibile essere veramente discepoli. Ma quando accettiamo la sfida che il Signore ci propone, germoglia in noi una vita nuova che non ci saremmo mai aspettati.
Sant’Elisabetta della Trinità, monaca carmelitana di fine ‘800, nel suo cammino di vita spirituale è arrivata a comprendere la sorgente di questa vita nuova, vita piena, che è la vita stessa della Trinità in noi, nel cuore della nostra anima. Il Padre ci ama nel Figlio Gesù attraverso la forza dello Spirito Santo. Così scrive in una lettera: “le dirò il mio “segreto”. Basta pensare a Dio che abita in noi come nel suo tempio […]. A poco a poco l’anima si abitua a vivere nella dolce compagnia dell’ospite divino, comprendere di essere un piccolo cielo, in cui Dio d’amore ha stabilito la sua dimora (Lettera 217, 1905).

Preghiamo.
O Dio, ricco di misericordia,
che hai dischiuso a santa Elisabetta della Trinità
il mistero della tua arcana presenza nell’anima del giusto,
e l’hai resa tua adoratrice in spirito e verità,
per sua intercessione concedi anche a noi
di perseverare nell’amore di Cristo
e di essere tempio dello Spirito di Amore,
a lode della tua gloria.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.

Una buona e santa giornata a tutti voi!

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