di fra Claudio Grana
– Comunità di Bocca di Magra (SP) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 19 novembre 2023.
33ª settimana del Tempo Ordinario.
San Raffaele Kalinowski, carmelitano.
Dal Vangelo seconodo Matteo (Mt 25,14-30)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.
A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».
In queste ultime domeniche dell’anno, il vangelo ci richiama alla vigilanza e a volgere lo sguardo sulla vita eterna. In particolare, oggi, le letture mettono l’accento sulla laboriosità per il regno di Dio.
Nel momento iniziale della parabola, vogliamo sottolineare due espressioni: “consegnò loro i suoi beni… secondo le capacità di ciascuno”. Che bello! Nella nostra vita, Dio ci affida i suoi beni. Tutto quello che siamo e che abbiamo, tutto è suo, tutto è un dono per noi. Siamo tutti diversi, ognuno ha le sue capacità… ma sono doni di Dio, non dobbiamo essere invidiosi gli uni degli altri. A ognuno è stato dato diversamente, a ognuno sarà chiesto diversamente. E i doni non sono solo per la persona, ma per tutti, come ci insegna San Paolo: “A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune” (1Cor 12,7). Ecco lo scopo della nostra vita, dei nostri beni, delle nostre capacità: per il bene di tutti!
E veniamo al momento finale della parabola: “dopo molto tempo”… La vita, per quanto breve, ci dà molte occasioni di ricominciare sempre, Dio è paziente con noi e ci dà molto tempo per convertirci a lui. “Volle regolare i conti”. E’ vero che abbiamo ascoltato la forma breve, mentre nella forma più completa viene presentato un possibile esito negativo, con parole molto dure: “servo malvagio e pigro… gettatelo fuori nelle tenebre”. Ma lo scopo di Gesù è di indicarci l’esito positivo. E quindi quel “regolare i conti”, in positivo, vuol dire che in cielo non saranno dimenticati nessun piccolo seme di bene, nessuna lacrima sofferta, nessun atto di amore compiuto. Ci fa commuovere la lode che il Signore rivolge al suo servo “buono e fedele”: “sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
E’ questo il paradiso, la meta, il felice compimento di ogni dono che Dio ci ha fatto, e di ogni bontà e fedeltà che per grazia sua sono presenti nella nostra vita. Viviamo così, consapevoli che tutto è dono, cercando di essere fedeli e laboriosi, e protesi verso il regno della sua gioia.
Preghiamo.
O Padre, che affidi alle nostre mani
le meraviglie della creazione e i doni della grazia,
rendici servi operosi e vigilanti,
perché facciamo fruttare i nostri talenti
per entrare nella gioia del tuo regno.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Buona domencia a tutti!
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