di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 1 dicembre 2023.
34a settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,29-33)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».
Proprio nel momento in cui le foglie sono ormai cadute dai rami, stiamo per entrare nell’inverno e si accendono i primi alberi di Natale, il Vangelo dice di osservare le piante di fico, i germogli sugli alberi e che l’estate è ormai vicina. Quello di oggi è proprio un Vangelo fuori stagione. Il Vangelo, in realtà, conosce due sole stagioni. Quella più grande che va dall’incarnazione di Gesù – il mistero che celebreremo tra meno di un mese – fino al giorno del suo ritorno glorioso alla fine dei tempi, di cui ignoriamo la data. E, all’interno di questa, la stagione ben più piccola della nostra generazione, cioè della nostra vita, che va dalla nostra nascita – di cui conosciamo bene il giorno, che ricordiamo con piacere e che festeggiamo anche – al giorno della nostra morte, che temiamo, di cui preferiamo non sapere il giorno e che non festeggiamo per niente.
Eppure è in questa piccola stagione, in questo arco di tempo, breve o lungo che sia, che ci giochiamo la vita, la santità, cioè il paradiso. La nostra vita può essere breve, e apparentemente insignificante, come quella di Carlo Acutis o di Chiara Corbella, oppure lunga, e sotto i riflettori del mondo, come quella di Madre Teresa di Calcutta o di Giovanni Paolo II. Queste quattro persone, appena citate, non hanno vissuto su un pianeta diverso dal nostro. Hanno camminato sulla stessa terra sulla quale camminiamo anche noi ogni giorno e hanno guardato lo stesso cielo che osserviamo ogni giorno anche noi. I cieli e la terra sono passati sopra le loro teste e sotto i loro piedi e nella loro vita sono successe le stesse cose che sono successe a noi: incontri, scelte, fatiche, gioie, imprevisti, sofferenze, fallimenti, nascite, malattie, morti. Ma mentre nella loro generazione, cioè nella loro vita e in quelle delle persone accanto a loro, accadevano tutte queste cose, essi tenevano il loro cuore aperto all’avvento del Regno di Dio, sapevano che il Regno di Dio non era una favola della buonanotte, ma una realtà da vivere ogni giorno, una presenza vicina che li accompagnava.
Tutto passa. Le stagioni e le mezze stagioni, “le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei” (Giacomo Leopardi, L’infinito). Passa anche quello che ci sembra importante o che fatichiamo a mandare giù. Ma il Regno di Dio e le sue parole non passano. Arrivano, restano e ci aspettano. Arrivano ogni giorno, quando meno ce l’aspettiamo. E se non ce l’aspettiamo, ci aspettano loro: aspettano la nostra conversione e i nostri sì. A volte l’avvento del Regno di Dio sembra una presenza ingombrante e la Parola di Dio un intralcio per il nostro cammino. Invece la sua Parola e il suo Regno sono ciò che ci sostengono e ci accompagnano nel cammino della vita.
Preghiamo.
Ridesta, o Signore, la volontà dei tuoi fedeli,
perché, collaborando con impegno alla tua opera di salvezza,
ottengano in misura sempre più abbondante
i doni della tua misericordia.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti voi!
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