di padre Davide Sollami
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 2 gennaio 2024.
Tempo di Natale.
Memoria dei Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno,
vescovi e dottori della Chiesa.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,19-28)
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
“Chi sei?”. Con questa domanda, ripetuta addirittura tre volte (1,19.21.22), una delegazione ufficiale inviata da Gerusalemme, interroga Giovanni Battista. E lui non fugge le domande, anzi coglie l’occasione per fare chiarezza e dire la verità su se stesso. Come? Mettendosi in relazione con Gesù, nella piena coscienza della distanza fra sé e Cristo: “Io battezzo in acqua”, lui in Spirito Santo (1,26.33); e ancora: “Io non sono degno di sciogliere il legaccio del suo sandalo” (1,27). Il Battista sa cogliere fin dove lui può arrivare, sa abitare il proprio limite e diventa testimone non di se stesso, ma di Gesù. È importante sapersi mettere in secondo piano. Anche i Santi Basilio e Gregorio, uniti da una stretta amicizia, scrivevano: “Questa era la nostra gara: non chi fosse il primo, ma chi permettesse all’altro di esserlo”.
Per tutti arriva il momento della testimonianza. Ad esempio, San Pietro, interrogato anche lui per tre volte, da una serva portinaia (Gv 18,17), da servi e guardie (Gv 18,25) e poi da un servo del sommo sacerdote (Gv 18,27), non riuscì ad essere testimone.
Se Pietro rinnega, Giovanni, al contrario, “non rinnegò”.
Se Pietro sconfessa Gesù, Giovanni, al contrario, “confessò”.
Se Pietro mente, Giovanni resta nella verità.
Simon Pietro, negando di essere discepolo di Cristo, nega se stesso.
Il Battista “confessò e non negò e confessò” (1,20). La parola del Signore obbedita mette in ordine la sua esistenza. Non lasciamo la voce di Giovanni Battista inascoltata nel deserto, ma mettiamo la nostra umanità in relazione con la Divinità del Figlio di Dio.
Il 2 gennaio nasceva S. Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo. Di se stessa diceva di essere un “piccolo fiore” e gioiva di essere piccola perché solo i bambini e quelli che sono come loro saranno ammessi al banchetto celeste.
E noi, che cosa diciamo di noi stessi?
Preghiamo
O Padre,
donaci uno spirito umile
per conoscere la tua verità e attuarla fedelmente.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
E su tutti voi, amici del Caffè Carmelitano, invoco la benedizione di Dio.
Una buona e santa giornata a tutti!
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