Caffè di giovedì 11 gennaio 2024

di padre Michele Goegan
– Comunità di Genova –

***

Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 11 gennaio 2024.

1a settimana del Tempo Ordinario.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1, 40-45)

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Toccare un lebbroso… forse lo faremmo, ma con i guanti e mille altre precauzioni. Duemila anni fa non c’erano i guanti e non saprei quando li hanno inventati, però dal gesto di Gesù in poi la storia si è ripetuta più volte, con San Francesco che abbraccia e bacia un lebbroso guarendo lui stesso dai suoi mali e rimanendo con un cuore ormai libero, per arrivare a Raoul Follereau e ai tanti che hanno fatto della carità la loro vita a partire dal servizio dei più poveri tra i poveri, come possono essere i lebbrosi. L’ultima domenica di questo mese sarà la settantesima giornata dei malati di lebbra.

Parlare di questi malati che erano esclusi da tutti e da tutto, come dei morti viventi, ci aiuta a pensare ancora di più al gesto che Gesù compie toccando quel poveretto. Lo sta toccando con le mani, ma soprattutto con il suo cuore compassionevole, che si china sul dolore umano. Il rispetto per la legge non serve in quel momento; la legge è fatta per l’uomo, non l’uomo per la legge. E così rinasce la salute, rinasce la speranza, rinasce la vita. Poi, non volendo fare troppo scalpore, Gesù indica di passare per la via ordinaria del presentarsi ai sacerdoti e ringraziare Dio. Ma il miracolo, per quelli che potremmo definire con Raoul Follerau “sepolti vivi, sottospecie umana condannata senza appello e senza amnistia”, non lascia altra strada che esultare, saltare di gioia e dire a tutti ciò che è avvenuto.

Forse siamo abituati a pensare ai lebbrosi nel corpo, ma ciò che avvilisce l’uomo è la lebbra dello spirito. Quanti perdono i pezzi della fiducia in sé, negli altri e in Dio, e si consolano con ciò che li distrugge ancora di più! Il cuore compassionevole di ognuno di noi li deve toccare per aiutarli, come Gesù che non si è tirato indietro nel guarire le nostre brutture e deformità che sono i nostri peccati. Ne danno esempio i tanti uomini e donne che nel nascondimento aiutano questi poveretti o le tante comunità di recupero: come non ricordare i testimoni Madre Elvira e Chiara Amirante, o i santi Damiano de Veuster e Madre Teresa?

Questa guarigione è costata a Gesù il rischio dell’esclusione dalla vita sociale, perché potenzialmente pericoloso per aver toccato un lebbroso. Ma è la logica di Dio sporcarsi le mani, mettersi in gioco, perdere per far vincere, affrontare la croce per la risurrezione. Che oggi qualcosa di questo atteggiamento diventi anche il nostro.

Preghiamo.
Ispira nella tua paterna bontà, o Signore,
i pensieri e i propositi del tuo popolo in preghiera,
perché veda ciò che deve fare
e abbia la forza di compiere ciò che ha veduto.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.

Una buona e santa giornata a tutti voi!

***

Incontri, ritiri, iniziative 2023-2024

***

Ricevi ogni mattina il testo del Caffè sulla tua email:

***

Visita i nostri siti:

***