di padre Roberto Fornara
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 15 gennaio 2024.
2a settimana del Tempo Ordinario.
Dal vangelo secondo Marco (2,18-22)
In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da lui e gli dissero: “Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?”. Gesù disse loro: “Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno. Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono
vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!”.
La risposta di Gesù non contiene ambiguità, ma è fondata su una certezza: essere suoi discepoli è una festa, un vangelo… i discepoli non sono i protagonisti della festa nuziale, che si mettono al centro dell’attenzione con i loro riti, i loro digiuni per accumulare meriti di fronte a Dio e per farsi vedere dagli uomini.
Gesù non svilisce il valore del digiuno, della penitenza e delle altre pratiche religiose; anzi, prefigura il tempo della passione e morte del Signore, in cui lo sposo sarà “portato via”. Ma il discepolo rimane figlio della risurrezione, che può cantare: “Hai mutato il mio lamento in danza, mi hai tolto l’abito di sacco, mi hai rivestito di gioia, perché ti canti il mio cuore, senza tacere” (Sal 30,12-13). È l’uomo che si riveste di sacco, perché riconosce il suo peccato e si pente; solo Dio può rivestirlo non di seta raffinata o di stoffe eleganti, ma rivestirlo di gioia, invitandolo alle nozze del Messia-Sposo che offre il vino nuovo dell’alleanza pasquale, il cui memoriale si rinnova in ogni eucaristia. Su questa simbologia si inserisce l’ultima metafora, quella del vino nuovo (lo Spirito nell’alleanza pasquale) e degli otri nuovi (i discepoli). A Dio interessa salvare la totalità del vino che egli offre perché non si disperda nessuna goccia del sangue che ci ha redenti. Ma gli interessa anche che non si perdano gli otri, cioè noi, chiamati ad accogliere il dono. Lo possiamo verificare chiedendoci se siamo nuovi: gioiosi e grati come invitati a nozze anche quando si profila l’ombra della croce, profumandoci il capo e il volto anche quando digiuniamo e facciamo penitenza.
Oggi lasciamoci interpellare dalla parola di Dio sulla novità e sulla verità della nostra conversione con una provocazione che ci viene dallo scrittore laico Ignazio Silone: siamo credenti che attendono la venuta del regno con la gioia di partecipare alla festa nuziale per l’Amico-Sposo oppure la attendono con la stessa indifferenza con cui si aspetta l’arrivo dell’autobus alla fermata?
Preghiamo
(salmo 50: “Miserere”)
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità.
Fammi sentire gioia e letizia:
esulteranno le ossa che hai spezzato.
Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo.
Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Tu non gradisci il sacrificio; se offro olocausti, tu non li accetti.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio;
un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi.
Una buona e santa giornata a tutti!
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