Caffè di mercoledì 17 gennaio 2024

di padre Andrea Frizzarin
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 17 gennaio 2024.

2a settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di Sant’Antonio abate.
Giornata del dialogo ebraico-cristiano.

Dal Vangelo secondo Marco (3,1-6)

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Ci risiamo! Ecco l’ennesima occasione di contrasto fra Gesù e i maestri della legge. Nello shabbat, giorno sacro per eccellenza, non si poteva fare niente. La legge di Mosè era chiara e intransigente. Molte volte nel Vangelo il contrasto con i capi è proprio a causa questo di motivo e sarà proprio una delle accuse che meriteranno a Gesù la condanna a morte, condanna che proprio in questa pagina trova per l’evangelista Marco il suo inizio. Gesù non ha paura. Anzi sembra farlo apposta: cerca l’azione spettacolare e chiede all’uomo dalla mano paralizzata di mettersi al centro affinché tutti potessero vederlo. Gesù vuole guarirlo proprio di sabato, certamente non per fare un dispetto contro i suoi presunti avversari, ma per cercare di sfondare le chiusure mentali, anche quelle religiose. Sicuramente siamo d’accordo anche noi che non bisogna fare mai il male, ma – ci chiediamo – se ne hai la possibilità, è più importate fare niente o fare del bene? Sono più importanti le regole o la persona che hai di fronte? È significativo che in questo Vangelo Gesù offra la possibilità di vedere questo uomo al centro della scena ma poi è Lui stesso che guarda dentro i cuori chiusi e duri dei presenti e lo fa con indignazione. Gesù è triste perché ancora non capiamo il suo mistero d’amore e la sua missione salvifica. Il caso poi della mano paralizzata o inaridita di quest’uomo richiama tutto il mondo del fare e dell’operare. Le mani sono il dono concreto del poter lavorare. Questo uomo aveva fermi da una vita le sue attività e il suo lavoro. Proprio nel giorno del riposo torna a partecipare, con il suo lavoro, all’opera creativa di Dio. Che bello pensare che Dio continui anche oggi a tenderci le mani. Ci offre la sua mano! Vuole continuare ad operare con noi e attraverso di noi nei quotidiani impegni lavorativi. Noi, forse malati di troppo attivismo che ci fa lavorare anche di domenica senza percepire il gusto del riposo, abbiamo ancora mani inaridite, braccini corti (come dicono qui in Liguria) e cuori induriti. Possiamo chiedere a Gesù di afferrare la sua mano, senza paura. Lui è venuto per tenderla ad ogni uomo.

Preghiamo.
O Dio, che a sant’Antonio abate
hai dato la grazia di servirti nel deserto
seguendo un mirabile modello di vita cristiana,
per sua intercessione
donaci la grazia di rinnegare noi stessi
e di amare te sopra ogni cosa.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Una buona e santa giornata a tutti!

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Incontri, ritiri, iniziative 2023-2024

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