Caffè di martedì 30 gennaio 2024

di fra Francesco Palmieri
– Comunità di Bouar – Yolé (Rep. Centraficana) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 30 gennaio 2024.

4a settimana del Tempo Ordinario.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 5, 21-43)

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Una domenica mattina, Padre Marcello ed io ci stavamo avvicinando alla chiesa del villaggio di Yenga. Abbiamo lasciato la macchina parcheggiata sul bordo della strada e abbiamo cominciato a salire la piccola collina su cui campeggia la cappella dedicata alla Vergine della Guardia. Era la prima volta che uscivo dal Seminario per partecipare alla Santa Messa in un villaggio. A metà della collina di Yenga c’è un albero con appeso il cerchione di un camion. «Questa è la campana», mi spiega Padre Marcello. Io mi volto a guardarlo mentre con un bastone fa rintoccare quella specie di conca arrugginita. 

Dall’altro lato vengo sfiorato da una personcina che scala rapidamente l’altura e che mi sorpassa: è un ragazzino del villaggio che avanza spedito verso la chiesetta. Padre Marcello mi comunica che si chiama Achille, che è non vedente, ma che ogni volta che c’è la Messa è il primo ad arrivare, e si vuole sempre confessare.

Non posso fare a meno di fissare Achille mentre cerca a tastoni il suo posto, sbattendo le ginocchia nelle panche; lo guardo quando, per evitare che vada a finire contro qualcuno, la gente lo prende per il braccio e lo indirizza, e lui si lascia fare docilmente; continuo a osservarlo per tutta la Messa e mi colpisce la sua determinazione nel voler essere presente alla celebrazione eucaristica e la disponibilità con cui si lascia condurre.

Ripenso a lui nel leggere il Vangelo di oggi, a lui che avrà all’incirca dodici anni, come la figlia di Giairo, come gli anni di malattia della donna che tocca la veste di Gesù. E anche lui, come la giovane e la donna dell’episodio evangelico, soffre di una grave malattia, ma lui non sembra che venga a cercare il miracolo; sembra piuttosto che venga a cercare Gesù stesso.

Grazie al piccolo Achille ho riguardato questo brano di Vangelo con occhi nuovi, non vedendo più il miracolo soltanto come una dimostrazione dell’onnipotenza di Gesù, ma anche come l’anticipazione, la promessa di una vita eterna che è per sempre, ed è per sempre sana, perché è con lui. Dopo che si è conosciuta questa promessa profetica, pur nella prova e portando sulle spalle la propria croce, si avanza gioiosi verso l’eterno abbraccio che ci attende.

Preghiamo.
(Preghiera di Sant’Agostino)
Tu sei grande, Signore, e degno di lode. Grande è la tua virtù, e la tua sapienza incalcolabile.
E l’uomo vuole lodarti… lui, una particella del tuo creato, che si porta attorno il suo destino mortale,
che si porta attorno la prova del suo peccato e la prova che tu resisti ai superbi.
Eppure l’uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti.
Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi,
perché ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te. Amen. 

Una buona e santa giornata a tutti!

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