di padre Marco Pesce
– Comunità di Bouar – S. Elia (Rep. Centrafricana) –
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Buongiorno, amici, con il caffè carmelitano di oggi, 7 febbraio 2024.
5a settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Marco (7,14-23)
In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».
Il Vangelo di oggi è davvero ricco di piste di riflessione. Innanzitutto va letto in continuità con quello di ieri sul tema delle tradizioni degli antichi: ieri toccava il punto del “corbàn”, oggi del concetto di impurità dei cibi. Per noi, ormai, è difficile farci un’idea della novità che Gesù porta su questo punto; ci può aiutare andare a leggere il capitolo 10 degli Atti degli apostoli, laddove Pietro reagisce vivamente alla voce della visione che lo invita a mangiare di tutto: “Mai ho mangiato qualcosa di profano e di impuro!”, dice Pietro. Per lui, ebreo, era un elemento della pratica religiosa di grande rilievo. Ma non credo sia questo il punto più importante per noi. Andiamo oltre. Se è dall’interno che vengono le cose cattive, ciò significa che non possiamo incolpare dei nostri peccati persone o avvenimenti; anzi le nostre reazioni sono il banco di prova per sapere che cosa c’è davvero nel nostro cuore.
Omnia munda mundis: “tutto è puro per chi è puro”. San Paolo, scrivendo a Tito, ci ha offerto un bel commento in forma di proverbio su questa pagina di Vangelo. Molto tempo dopo, Alessandro Manzoni ne I promessi sposi rende ancora più conosciuto il detto, mettendolo in bocca a Fra Cristoforo, che commenta così l’inquietudine di un confratello all’arrivo presso il convento, di notte, di Agnese e Lucia. È un commento che centra bene lo scopo degli sforzi che ingaggiamo tutti i giorni per respingere il male e scegliere il bene: avere lo sguardo limpido e il cuore sereno. O ancora, nel Vangelo di Matteo al capitolo 12, Gesù dice: Ex abundantia cordis os loquitur – “La bocca parla dalla pienezza del cuore”. Pienezza di bene o pienezza di male. Nel cuore, dentro di noi stanno la nostra grandezza e la nostra bassezza. Gesù in quel momento non ha fretta di abolire le tradizioni in quanto tali, ma di mostrarci qual è il terreno più importante da lavorare, dalla cui riuscita dipende il resto. Le tradizioni, in questo caso le pratiche religiose, hanno valore in quanto ci rendono attenti alla vita interiore. Viceversa, è l’amore per Dio e per i fratelli che dà senso alle pratiche.
Chiediamo oggi di saper guardare dentro noi stessi con un po’ più di profondità, di saper cogliere lungo la giornata i riflessi di ciò che abbiamo dentro; e chiediamo di farlo come lo fa il Signore: con misericordia.
Preghiamo.
Custodisci sempre con paterna bontà
la tua famiglia, o Signore,
e poiché unico fondamento della nostra speranza
è la grazia che viene da te,
aiutaci sempre con la tua protezione.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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