di padre Roberto Fornara
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 9 febbraio 2024.
5a settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Marco (7,31-37)
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».
Chi è il sordomuto, simbolo centrale del vangelo di oggi? “Un uomo prigioniero del silenzio, una vita senza parole e senza musica” (don E. Ronchi). Soffermiamoci, però, sulle ultime parole del brano: Pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!”. Vogliamo rivivere anche noi oggi questo stupore?… lodare Dio e annunciarlo?
“Ha fatto bene ogni cosa” (o, in una traduzione letterale: ha fatto bella ogni cosa). Ha curato i dettagli, nei minimi particolari, con amore. È andato a cercare malati e peccatori anche in terre pagane, e tornando attraversa la Decapoli per incontrare tutti, anche un uomo che non può parlare né udire: altri parlano per lui, chiedendo al Signore di imporgli la mano. Gesù, che fa bene ogni cosa, lo porta in disparte, lontano dalla folla, perché gli interessa il bene della persona: è un uomo, un fratello, non un malato e tanto meno uno spettacolo per i curiosi.
Gesù fa bella ogni cosa. Non gli impone la mano, ma con delicatezza e tenerezza lo sfiora con le dita. Non lo guarisce con il gesto di un istante, ma toccando con pazienza le parti malate, le porte chiuse che impediscono la relazione. Gli orecchi si aprono e il nodo della lingua si scioglie. Gesù fa il bene: scioglie le catene che opprimono, mentre Satana compie il male, riducendo l’uomo ad uno schiavo. Gesù fa bella ogni cosa: guarda verso il Padre ed emette un sospiro, una preghiera: il gemito dello Spirito che dà vita a ciò che stava morendo, liberandoci perché restiamo liberi dal giogo della schiavitù.
Gesù fa bella ogni cosa. Non dice: Ti guarisco, ma Effatà: lasciati aprire. Il dono non viene da lui, ma dal Padre che lo ha mandato. Effatà… Il Risorto oltrepassa le porte sprangate, come nel giorno di Pasqua. Effatà… È la parola che ci richiama il nostro Battesimo. Effatà, apriti, non chiudere le porte del cuore. Se rimpiangi ciò che hai lasciato, ti costruirai un mondo irreale e immaginario. Effatà è la parola che guarisce e libera il cuore da ogni attaccamento. Apriti: non annodare dentro di te ricordi, ferite, insuccessi. Apriti: perdona e vivi la grazia di oggi, con stupore.
Preghiamo (Con una preghiera di Papa Benedetto XVI).
Al nostro cuore, che ha molte porte chiuse,
Tu, Padre, hai inviato tuo Figlio
per «aprirci» alla relazione con Te e con gli altri.
Sordi e muti per il peccato, possiamo ascoltare la voce dell’Amore che parla al cuore,
e imparare il linguaggio dell’amore.
Nel battesimo il sacerdote ha detto a noi questo: «Effatà»,
perché possiamo ascoltare la Parola di Dio e professare la fede.
Dal Battesimo «respiriamo» lo Spirito Santo,
invocato da Gesù con quel profondo sospiro.
Lode e gloria a Te, Trinità beata,
che rinnovi e fai bella la faccia della terra. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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