di padre Vojtech Kohut
– Comunità di Genova –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 12 febbraio 2024.
6ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 8, 11-13)
In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.
Appena tre versetti, ma quanto è suggestivamente disegnata la scena risultante! L’evangelista Marco, quasi con lo stile di un famoso pittore fauvista, Henri Matisse, in tre semplici linee di sicura maestria traccia – uno dopo l’altro – l’atteggiamento ostinato dei farisei (v. 11), la reazione insieme addolorata e decisa di Gesù (v. 12) e la sua immediata partenza, eloquente nella sua fretta (v. 13).
Nel primo schizzo, ecco, la rivendicazione insolente dei farisei che pretendono un segno dal cielo come prova della messianicità di Gesù. Ciò, in realtà, diventa “prova” di un altro genere: la prova di tentare, di sfidare Dio e il suo Unto. Infatti, cos’altro è se non la presunzione di dettare all’Altissimo in quale modo debba manifestarsi nel suo Eletto? Sì, la fede da una parte presuppone i segni e dall’altra li provoca anche, ma si tratta di segni scelti da Dio, non dai capricci umani. Si tratta di segni che richiedono un’adesione fiduciosa della persona credente che vede ciò che i segni solamente indicano. Forse per questa ragione nei passi corrispondenti (cfr. Mt 12,38-42; Lc 11,16,29-32) gli altri due evangelisti sinottici, Matteo e Luca, precisano la questione aggiungendo un altro detto di Gesù riguardo un “segno di Giona”, nel primo caso identificato con la Risurrezione del Signore (Mt 12,39b-40) e nel secondo con la predicazione della conversione da parte di Gesù (Lc 11,29b-30.32). Ad ogni modo, l’una e l’altra variante richiedono dalla gente la fede: nella veracità dei testimoni oculari e nell’origine divina della predicazione di Cristo.
Nel secondo schizzo, ecco, la reazione inflessibile di Gesù: con l’Amore Misericordioso non si negoziano le condizioni dell’adesione della fede al vangelo. O lo si accoglie o lo si rifiuta. Alla gente che chiede i segni secondo i propri gusti, nessun segno sarà concesso. È un dato sicurissimo, sigillato da parte di Gesù con un “amen” solenne, tradotto qui con l’espressione “in verità”. È qualcosa di stabile e di immobile, come un picchetto di una tenda, profondamente ancorato nel suolo.
Ed ecco, il terzo schizzo: una conferma di ciò che è stato appena detto, delineata con tre verbi: “li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva”. Vi si sente decisione, fretta, e forse anche un po’ di rabbia in questo gesto forte di disapprovazione e di manifesta separazione. Come se Gesù volesse dire: non posso avere nulla in comune con voi, finché cercherete di muovere mio Padre come una marionetta con i sottili, ma pericolosi fili delle vostre pretese.
L’evangelista Marco ci lascia con una serie di domande pressanti, benché non esplicitate nel testo: Chi siamo noi? Facciamo parte di questa generazione incredula? O aderiamo davvero con la fede, piena di fiducia e di amore, a Dio, e ciò a partire dai segni che scelgono e ci propongono il Padre e il nostro Maestro Gesù? Preghiamo gli uni per gli altri affinché tutti possiamo essere riconosciuti dal Signore suoi veri discepoli.
Preghiamo.
O Dio, che hai promesso di abitare
in coloro che ti amano con cuore retto e sincero,
donaci la grazia di diventare tua degna dimora.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Benedetta giornata a tutti voi, amici nel Signore!
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