di padre Davide Sollami
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 17 febbraio 2024.
Sabato dopo le Ceneri. Tempo di Quaresima.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,22-25)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».
Alzi la mano chi non ha mai pensato: “Io mollo tutto”, “Smetto di fare quello che faccio e vado a vivere in campagna”. A volte si sentono notizie di dirigenti e imprenditori che fuggono dal ritmo frenetico di una carriera. Sempre più persone sentono il bisogno di “lasciare tutto” (ma non lo fanno). Per molti invece rimane solo una fantasia di un cambiamento positivo.
Levi lascia tutto, ma non si alza per sua iniziativa, ma su comando di Gesù. Non si lascia guidare dall’insoddisfazione personale, ma da Dio.
Non fugge in cerca di solitudine, anzi! Levi non si ritira in un bosco, ma invita il Signore a casa sua. I santi cercano il silenzio per trovare in pienezza una Presenza.
San Giovanni della Croce, nelle sue opere consacrate alla vita spirituale – tra cui la “Salita del Monte Carmelo” che è il viaggio mistico dell’anima verso l’unione con Dio – sottolinea una cosa essenziale: finché i nostri desideri sono dominati dalla voglia di possedere, essi agiscono come delle frecce che ci attraggono verso quel che bramiamo. Dio però non può essere desiderato così. Le nostre frecce devono trasformarsi in mani vuote e tese verso Lui. Invece di dire a Dio “sei mio”, bisognerebbe dirgli “io sono Tuo”.
Per Matteo il passaggio dal banco delle imposte al banchetto, marca un cambiamento nelle relazioni: prima prendeva, ora dà. Per ora offre cibo, presto diverrà apostolo ed Evangelista, e offrirà Vangelo e Gesù, medicina e Medico.
La posizione dei farisei, molto religiosi ma non disposti a condividere la tavola con i peccatori, è quella di osservatori che evidenziano un problema reale: Levi è davvero un peccatore pubblico perché collabora con l’invasore straniero e sfrutta i suoi compaesani, ma limitandosi a mugugnare non cambiano la vita delle persone.
Il Figlio di Dio opera conversioni accostandosi a chi sbaglia, spesso sedendo accanto a loro, e infine risollevando il peccatore dalla sua situazione perché prenda il largo verso una nuova vita. Un movimento che diventa cammino di Fede. Potremmo trarre la conclusione che osservando, commentando e criticando non si converte nessuno. Spegniamo i mugugni e il chiacchiericcio.
Tutti possono diventare suoi discepoli: “Non ci sono santi senza passato, né peccatori senza futuro”. Il potere risanante di Dio non conosce infermità che non possa essere superata.
Noi che spesso sediamo alla duplice mensa di Gesù, quella della Parola e quella dell’Eucaristia, siamo i primi ad avere bisogno di ravvedimento e di guarigione.
Matteo, Pietro e gli altri apostoli hanno lasciato tutto per seguire il Divino Maestro. Ancora oggi ci sono uomini e donne che hanno lasciato tutto, pensiamo non solo ai missionari, ma a tutti i sacerdoti e religiose. Partecipando al banchetto che ci offrono, quello eucaristico, li ringraziamo o li critichiamo? Preghiamo per loro? Senza come faremmo?
Preghiamo con le parole di San Giovanni della Croce.
O Padre, prendimi nella divina ricchezza del tuo silenzio,
pienezza capace di colmare tutto nel mio animo.
Fa’ tacere in me quel che non sei Tu, quel che non è la tua presenza.
Imponi anche il silenzio alla mia preghiera,
perché essa sia slancio verso Te.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
E su tutti voi, amici del Caffè Carmelitano, invoco la benedizione di Dio.
Una buona e santa giornata a tutti!
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