di padre Vojtech Kohut
– Comunità di Genova –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 24 febbraio 2024.
1a settimana di Quaresima.
Beata Giuseppa Naval Girbes, laica carmelitana.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,43-48)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Ad impossibilia nemo tenetur, cioè “nessuno è tenuto alle cose impossibili.” Questa locuzione latina sta alla base di tutto il diritto, esprimendo la convinzione fondamentale che si può obbligare una persona solo a quelle prescrizioni che rientrano nelle sue reali possibilità. Altrimenti la legge risulterebbe ingiusta. Eppure, nel vangelo di oggi sembra che Gesù esiga dai suoi discepoli, e quindi anche da noi, proprio una cosa impossibile: amare i propri nemici e pregare per quelli che ci perseguitano! Come si fa? Dove si possono trovare le risorse necessarie per un’eroicità sovrumana? Non sembrano in tal modo ingiusti anche il Padre celeste e il Figlio, che pronuncia queste parole? Per questa ragione – non solo riguardo al precetto presente, ma anche a tutto il Discorso della Montagna, di cui il brano odierno è parte – c’è chi pensa che il programma della vita cristiana ivi tracciato sia solo un’utopia, un ideale irraggiungibile, ma comunque utile per noi, in quanto può spronarci sempre verso il meglio.
Crediamo che non sia questa la strada giusta per un’interpretazione corretta. Ci sembra che nel vangelo stesso ci venga data una risposta più valida alla nostra difficoltà. Infatti, Gesù subito aggiunge la motivazione del precetto dell’amore verso i nemici: “affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (v. 45). Ed è proprio questa motivazione del rapporto filiale con Dio che ama tutti, che diventa non solo un segno distintivo rispetto ai peccatori pubblici e ai pagani (cfr. v. 46s) ma anche il veicolo stesso di un tale amore da figli di Dio: è nella forza dell’amore divino ricevuto che noi possiamo amare in modo sovraumano, o se vogliamo, umanamente impossibile, perché è un modo divino. Questo però richiede da noi una cosa importante: aprirci progressivamente, ma sempre di più e senz’alcuna riserva, all’amore paterno di Dio! Così l’imperativo finale “voi siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (v. 48) cambierà in un futuro, pieno di speranza: “voi diventerete perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.
Prendendo a prestito il titolo di uno scritto di Elisabetta della Trinità, Gesù, con il comandamento dell’amore per i nemici, in realtà ci supplica: Lasciati amare. Perché, come scrive questa Santa Carmelitana Scalza: “Quando un’anima si lascia da lui amare così, sotto questa forma, amata d’un amore immutabile e creatore, d’un amore libero che trasforma come a lui piace, oh, quanto cammino fa quest’anima!” (n. 5). E questo è il nostro augurio e il nostro invito: lasciatevi amare dal Padre!
Preghiamo
Padre di eterna misericordia,
converti a te i nostri cuori,
perché nella ricerca dell’unico bene necessario
e nelle opere di carità fraterna
siamo sempre consacrati alla tua lode.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Benedetta giornata a tutti voi, amici nel Signore.
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