di padre Piergiorgio Ladone
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 25 marzo 2024.
Tempo di Quaresima – Settimana santa.
(La solennità dell’Annunciazione è spostata a lunedì 8 aprile)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 12, 1-11)
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.
Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
Il Vangelo che abbiamo ascoltato è il racconto della cena di Gesù con i suoi amici di Betania e i suoi discepoli, esattamente una settimana prima di quella che è veramente e per antonomasia l’ultima cena prima della sua crocifissione, morte e risurrezione. E già questo fatto ci deve far pensare all’importanza che Gesù dava al rito del pasto. Sì, perché è lì, nella convivialità della mensa intorno a Lui, che si creano i presupposti per una vera comunione fraterna.
Non per niente, appunto, sarà proprio nell’ultima sua cena con i discepoli che Gesù istituisce il sacramento della nostra salvezza, in attesa della sua ultima venuta. Così il banchetto intorno al pane eucaristico diventerà il simbolo efficace, similmente alla necessità del pane per la vita del corpo, del bisogno anch’esso impellente che pure abbiamo di saziare la nostra fame di relazioni umane. Ma ciò è possibile solo ad una condizione: che siamo unanimi nel voler mettere al centro della nostra tavola Lui, Gesù, morto e risorto per noi.
E allora, alla luce dei personaggi del Vangelo di oggi, proviamo a tirare le file del nostro rapporto con Gesù. Può essere l’esperienza di un cammino di salvezza dal peccato alla grazia, dalla morte alla vita, come accadde a Lazzaro, o di sollecitudine calorosa al servizio del Maestro e dei fratelli come per Marta. Ma abbiamo soprattutto davanti agli occhi gli esempi limite di Maria e Giuda, entrambi discepoli del Signore: un cammino di amore adorante, oppure di riserve, di resistenze e calcoli meschini?
La cosa importante che allora dobbiamo imparare da questa pagina di Vangelo è che non basta sedersi a tavola con Gesù, ascoltare la sua parola, osservare un rito, perché non è ancora ciò che decide della nostra meta e soprattutto dei passi per raggiungerla. Decisivo è riconoscere e accogliere l’amore che Egli dona, l’amore che Egli è. Giuda non lo ha accolto, perciò condanna lo “spreco” di Maria, e fa i suoi conti con la scusa dei poveri. Maria invece ha fatto di quell’amore la sua vita, un amore che la spinge ad uscire da sé stessa, senza calcoli, senza ragionamenti, sprecando i suoi soldi, perché con intuizione profonda e luminosa ha accolto l’essenziale: il povero, infatti, è Gesù, che si dona totalmente, nudo e povero per noi sulla croce.
Preghiamo.
Guarda, Dio onnipotente,
l’umanità sfinita per la sua debolezza mortale,
e fa’ che riprenda vita
per la passione del tuo unigenito Figlio.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti,
con la consueta benedizione di Gesù Bambino
in questo 25 del mese, giorno a lui dedicato.
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