di padre Michele Goegan
– Comunità di Genova –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 27 marzo 2024.
Tempo di Quaresima – Settimana santa.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 26,14-25).
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
Siamo alla vigilia del triduo santo e tutto converge all’offerta che Gesù fa di se stesso: non è vittima del destino ma abbraccia generosamente e consapevolmente la volontà del padre: fa preparare la cena e dice a colui che lo consegna che conosce cosa avverrà e sarà Lui stesso a consegnarsi. E’ sicuramente un ulteriore tentativo di salvare Giuda facendogli capire che stava andando avanti al maestro e non dietro come il vero discepolo. Giuda sarà stato pure deluso e arrabbiato per le sue aspettative rimaste tradite ma non avrebbe dovuto ripiegarsi ancor di più su se stesso ma avrebbe dovuto fidarsi di Gesù. Giuda non è riuscito a vivere la sua quaresima….dove attraverso la preghiera il digiuno e l’elemosina avrebbe dovuto togliere soprattutto se stesso come centro di tutto e mettersi in ascolto di Gesù e fare posto a Lui e al Padre. Lo ha seguito per tre anni sulle strade della Palestina, quindi una quaresima ben più lunga ma invece di scrollarsi di dosso le sue convinzioni con le parole o i gesti forti di Gesù o far scendere come balsamo sul suo cuore le parabole o la misericordia del maestro, ha preferito percorrere i sentieri del suo cuore che lo hanno portato a questa consegna.
Cosa fare? C’è sempre la speranza quando si è ancora seduti a cena col Signore anche se indegni e con la burrasca nel cuore; Lui lo sa e spererà ancora anche quando ci alzeremo e usciremo da soli nel buio della notte tutti soli mentre la luce è invece lì ad aspettarci. Nessuno si vuole mai mettere nella parte di Giuda, e va bene: meglio quella di Pietro e degli altri apostoli che pur paurosi e traditori anch’essi, hanno avuto il coraggio di lavare con il pentimento il loro tradimento; ma è pur sempre un nostro fratello perduto che non va disprezzato perché alla prossima potremmo esclamare : “Sono forse io?”.
Preghiamo.
Custodisci con continua benevolenza, o Padre, la tua Chiesa
e poiché, a causa della debolezza umana,
non può sostenersi senza di te,
il tuo aiuto la liberi sempre da ogni pericolo
e la guidi alla salvezza eterna.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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