di padre Matteo Pesce
– Comunità di Torino –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 28 marzo 2024.
Giovedì santo – Cena del Signore.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13, 1-15)
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».
Ne avevano viste già tante i discepoli: il Maestro era una miniera di soprese e di miracoli. Qualcuno si aspettava pure che, arrivati a Gerusalemme, qualcosa di grandioso sarebbe successo. E invece, Gesù cosa fa? Lava i piedi dei suoi apostoli, come un servo. E non era che l’inizio della manifestazione paradossale della sua regalità attraverso la sofferenza e la morte, fino alla sorpresa assoluta della tomba vuota… Così, sorprendendoli, Gesù li amò sino alla fine. Il Padre gli aveva messo tutto nelle mani… e Lui le usa per lavar loro i piedi, per servirli così sino alla fine. Che miracolo servire! Che capovolgimento soprannaturale è il servire, invece che il farci servire! Non è certo il nostro istinto: è l’istinto di Dio!
E a Gesù non è bastata quella Pasqua per amarci sino alla fine: ha scelto il Sacramento dell’Eucaristia perché Lui potesse continuare a farsi servo dei discepoli. Si è consegnato nelle mani della Sua Chiesa per farsi cibo dei cristiani. Nemmeno da morto e risorto il Signore può smettere di farsi piccolo e servire.
Diamoci da fare, allora, a servire. Proprio il tempo sprecato accanto a qualcuno per servirlo sino alla fine, è il più prezioso. Il Paradiso non è pieno di gente impeccabile, ma di persone che, costi quel che costi, hanno amato, cioè servito, sino alla fine.
Preghiamo.
O Dio, che ci hai riuniti per celebrare la santa Cena
nella quale il tuo unico Figlio,
prima di consegnarsi alla morte,
affidò alla Chiesa il nuovo ed eterno sacrificio,
convito nuziale del suo amore,
fa’ che dalla partecipazione a così grande mistero
attingiamo pienezza di carità e di vita.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Una santa giornata a tutti voi!
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