di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 31 marzo 2024.
Domenica di Pasqua – Risurrezione del Signore.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20, 1-9)
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Il giorno della risurrezione, benché fosse mattino presto, tutti arrivarono in ritardo: Maria di Magdala, Pietro e l’altro discepolo. Quando arrivarono, infatti, Gesù non c’era più. Trovarono soltanto il sepolcro dal quale era stata tolta la pietra, i teli e il sudario che avevano avvolto il corpo e il capo di Gesù. Ma di lui, dell’uomo che avevano seguito, amato e poi visto morire in croce, nessuna traccia. La prima, umanissima spiegazione di Maria di Magdala, che neppure aveva osato entrare nel sepolcro, è che il corpo di Gesù fosse stato preso e portato via. La sua corsa, dal sepolcro verso gli apostoli innesca, quasi una staffetta, un’altra corsa: quella di Pietro e del discepolo.
Ma Pietro è più lento, e l’altro discepolo arriva prima, che però non osa entrare. Preferisce che sia Pietro, il primo degli apostoli, ad entrare nel luogo che conteneva la notizia più importante della storia, una notizia che aveva dell’incredibile, la notizia più bella che l’umanità potesse attendere: la morte era stata vinta, la morte non c’era più.
Cosa vide il discepolo di così convincente da portarlo alla fede? Il vangelo, infatti, dice che egli vide e credette, ma non ci dice che cosa vide e a che cosa credette. Il discepolo comprese che il corpo non era stato trafugato. La disposizione ordinata di quei teli smentiva l’ipotesi del furto. Solo Dio poteva aver fatto una cosa simile. Il discepolo, non vedendo il corpo di Gesù, comprese e credette che Gesù, come aveva annunciato e come le Scritture attestavano, era ormai entrato nel mondo di Dio, nell’eternità, perché aveva vinto ciò che appartiene al tempo, la morte, e aveva inaugurato, con la sua morte, la vita eterna per tutti.
Proprio il giorno di Pasqua, Gesù nel Vangelo non c’è. Ma si parla di lui. Ed inizia una catena di testimoni che arriverà fino a noi che, senza aver visto, crediamo. Se il corpo di Gesù non è più tra noi, c’è ora il corpo della Chiesa e, soprattutto, il corpo dell’Eucaristia, la nostra Pasqua domenicale, che celebriamo ogni volta in memoria del crocifisso risorto.
Preghiamo.
O Padre, che in questo giorno, per mezzo del tuo Figlio unigenito,
hai vinto la morte e ci hai aperto il passaggio alla vita eterna,
concedi a noi, che celebriamo la risurrezione del Signore,
di rinascere nella luce della vita, rinnovati dal tuo Spirito.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Buona Pasqua a tutti!
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