di fra Francesco Palmieri
– Comunità di Bouar – Yolé (Rep. Centraficana) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 8 aprile 2024.
Solennità dell’Annunciazione del Signore.
(spostata dal 25 marzo)
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1, 26-38)
Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
Quando al mattino ci ritroviamo a fare a colazione in comunità qui al Seminario della Yolé, nella nostra saletta c’è sempre il nostro gatto ad aspettarci. Mentre siamo intenti a prendere il nostro caffè e latte, lui si struscia e miagola affinché qualcuno gli getti dal tavolo qualcosa da addentare. E se non è ancora sazio, si permette di graffiare ripetutamente i pantaloni e l’abito, e continua a strillare finché non ha la pancia piena.
Per questo suo modo di comportarsi, il gatto riflette ciò che nell’uomo denota un atteggiamento di capriccioso egocentrismo, ed è anche per questa ragione che nella simbologia tradizionale – come pure nella storia dell’arte – questo piccolo felino è stato spesso associato al male e al peccato. Come nel caso di quel gatto che – quasi come un estraneo – è stato immortalato cinquecento anni fa’ all’interno della tela dipinta da Lorenzo Lotto e conosciuta come “l’Annunciazione di Recanati”. In questo dipinto, il male – simboleggiato appunto dal gatto – non può fare altro che svignarsela di fronte all’annuncio dell’angelo e al “sì” di Maria; e nella sua fuga non si dirige verso l’esterno, ma verso un angolo remoto della stanza, verso l’oscurità.
La tenebra del peccato è accecata dalla luce che emanano gli altri personaggi della scena. In primo luogo, in alto a destra, fa capolino Dio Padre, che – rappresentato come un anziano barbuto – invia l’angelo da Maria e che, con le mani giunte, sembra supplicare dal cielo la fanciulla di Nazareth, affinché accetti di diventare la madre del Salvatore. E non appena ha riferito il suo messaggio, l’angelo del dipinto sembra inginocchiarsi di fronte all’adesione umile da parte della giovane: è già a partire dal suo “sì” che Gesù è presente nel suo grembo.
Di fronte alla contemplazione del mistero dell’Annunciazione, in occasione della quale Gesù si è reso presente nel grembo di Maria, fugga dal cuore dell’uomo il male e il peccato. Nella vita di ciascuno venga fatto spazio per il Signore, affinché Egli vi dimori. L’uomo è capace di umiltà e di carità nei confronti del suo fratello soltanto se Gesù regna nel suo cuore e nel suo quotidiano.
Preghiamo.
O Padre, tu hai voluto che il tuo Verbo
si facesse carne nel grembo della Vergine Maria:
concedi a noi, che professiamo la fede
nel nostro redentore, vero Dio e vero uomo,
di essere partecipi della sua natura divina.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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