di padre Michele Goegan
– Comunità di Genova –
***
Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 12 aprile 2024.
2a settimana di Pasqua.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 1-15)
In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
Il verbo “comprare” è da sempre uno dei verbi più utilizzati in questo mondo. Non so perché, ma si usava anche quando nascevano i bambini. Forse perché siamo umani, e possedere, vendere, avere qualche cosa di nostro su cui contare ci fa esistere, ci fa sentire al sicuro. Dio invece usa la categoria del gratuito, dell’amore, della libertà, dell’abbondanza.
Anche nel caso del Vangelo di oggi, il primo pensiero che viene agli apostoli è che comprare costa. Ma qualcuno offre quello che ha, e la condivisione ha un effetto miracoloso: basta e avanza per tutti. Certamente c’è l’iniziativa di Dio, ma sapete che lui non fa nulla se noi non gli diamo una mano. Così è anche per l’Eucaristia che riceviamo: lui trasforma il pane e il vino nel suo corpo e nel suo sangue, ma quel pane e quel vino sono frutto della terra e del lavoro dell’uomo, sudati, vissuti e offerti per la condivisione e la comunione.
Un atto di amore come questa condivisione o moltiplicazione non deve trasformarsi in un gesto sociale o politico, ma deve rimanere quale è, un momento forte di vita vissuta che invita a fare lo stesso, a convertirci e a credere. Tante volte vogliamo trasformare un momento di amore gratuito in un atto pubblico, ma Gesù non è Re perché sfama i corpi, ma perché ama e serve. Allora si ritira, aspettando che l’euforia sbolla un po’. E in effetti, passato poco tempo, nessuno ricorda più i miracoli passati, ma se ne vogliono altri ancora. E poi, comunque, Gesù finisce in croce, segno che quei doni materiali hanno lasciato un segno poco incisivo. Facciamo in modo che, invece, ogni gesto d’amore ci plasmi nel profondo, nel silenzio.
Preghiamo.
O Dio, speranza e luce di chi ti cerca con cuore sincero,
donaci di innalzare una preghiera a te gradita
e di esaltarti sempre con il servizio della lode.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
***
***
Ricevi ogni mattina il testo del Caffè sulla tua email:
***
Visita i nostri siti:
***



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.