Caffè di martedì 16 aprile 2024

di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 16 aprile 2024.

3ª settimana di Pasqua.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,30-35)

In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Alla richiesta da parte della folla di un segno da vedere e di un’opera a cui credere, Gesù risponde con il segno del pane e con l’opera del dono della sua vita.

Ma il pane di cui parla Gesù che pane è, da dove viene e a cosa serve?

Gesù parla di un pane diverso rispetto a quello dato da Mosè nella manna del deserto. Quello di Gesù è il pane vero, è un pane che è dono di Dio, anzi è Dio stesso che si dona nel pane. Il pane di cui parla Gesù non è immediatamente il pane eucaristico, non è soltanto il pane di cui ci nutriamo durante la celebrazione della Messa o che possiamo adorare durante la nostra preghiera. Il pane di cui parla Gesù è innanzitutto la sua parola, la rivelazione che egli fa di Dio, del suo mistero, del suo progetto sul mondo, della sua verità. Il dono della Rivelazione che Gesù fa o, meglio, che Gesù stesso è, compie e perfeziona la rivelazione che Dio aveva fatto per mezzo di Mosè. Il pane di Gesù è quello vero, cioè è più buono di quello di Mosè perché è il pane definitivo, la rivelazione ultima e completa di Dio nel suo figlio Gesù. Il Padre, dandoci Gesù, ci ha detto e ci ha dato tutto quello che doveva dirci e tutto quello che doveva darci. Chi si nutre di questo pane non avrà più fame e non avrà più sete.

È Gesù stesso questo pane perché ci fa conoscere chi è Dio e perché dando la sua vita sulla croce, ci dà la sua vita, cioè la vita eterna, la comunione con lui. Ogni volta che ci nutriamo di lui nel sacramento dell’Eucaristia noi siamo uniti a lui e assimilati a lui. Il pane che mangiamo a tavola nutre il nostro corpo, alimenta la nostra vita fisica, si trasforma nel nostro corpo. Non diventiamo il pane che abbiamo mangiato. Quando invece facciamo la comunione, noi diventiamo quel pane, siamo trasformati nel corpo di Gesù e la vita eterna inizia in noi.

Ecco perché la folla, dopo le parole di Gesù, non può che fare questa semplice richiesta: «Signore, dacci sempre questo pane». Il Signore ci dà sempre questo pane. Sta a noi andare a lui, chiederglielo, riceverlo, conformare la nostra vita a questo dono.

Preghiamo con le parole di san Tommaso d’Aquino.
Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini,

vero pane dei figli: non dev’essere gettato.
Con i simboli è annunziato, in Isacco dato a morte,
nell’agnello della Pasqua, nella manna data ai padri.
Buon Pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi;
nutrici e difendici, portaci ai beni eterni nella terra dei viventi.
Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo, nella gioia dei tuoi santi. Amen.

Buona giornata a tutti!

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Incontri, ritiri, iniziative 2023-2024

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