di padre Marco Chiesa
– Comunità di Roma – Casa generalizia –
***
Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 19 aprile 2024.
3ª settimana di Pasqua.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,52-59)
In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.
Il lungo discorso eucaristico di Gesù, che ci accompagna in questi giorni, giunge al suo culmine, attraverso la domanda degli ascoltatori sconvolti: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”. L’idea di cannibalismo, che attraversa la loro testa, è fastidiosa… e anche per noi, a ben pensarci, lo sarebbe. Eppure, Gesù rincara la dose e insiste, dicendo che “mangiare il suo corpo e bere il suo sangue” è necessario per “avere in noi la vita… la vita eterna”.
In molte culture per manifestare il forte affetto che si sente per una persona – soprattutto un bambino – si dice: “ti voglio tanto bene che ti mangerei”: logicamente, si tratta di un’espressione simbolica, ma che dice chiaramente il desiderio di essere talmente unito a quella persona da volerla quasi assimilare, averla nel cuore completamente.
Ebbene, nell’Eucaristia Cristo si fa cibo, e davvero si rende assimilabile da noi, nella verità della sua presenza, perché possiamo avere la pienezza della vita, la vita divina. S. Teresa di Gesù, S. Giovanni della Croce e tutti coloro che hanno ricevuto doni mistici straordinari, hanno sempre avuto la certezza che, comunque, l’incontro più forte e sponsale con Cristo in questa terra lo si può avere solo nell’Eucaristia.
Oggi, più che mai, c’è una forte e diffusa sensibilità per l’alimentazione, fino a sfiorare l’ossessione, alla scuola della celebre frase del filosofo Feuerbach: “noi siamo ciò che mangiamo”. C’è una verità di fondo in questo, ma il rischio è sempre quello di fermarsi al solo corpo e alla materialità, dimenticando l’importanza dello spirito e di quella vita che davvero conta per noi cristiani. Per questo Cristo non smette di ripeterci ancora oggi e in questo tempo pasquale: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui… ha la vita divina e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.
Preghiamo.
Dio onnipotente,
che ci hai fatto conoscere la grazia della risurrezione del Signore,
donaci di rinascere a vita nuova
per la forza del tuo Spirito di amore.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti voi!
***
***
Ricevi ogni mattina il testo del Caffè sulla tua email:
***
Visita i nostri siti:
***



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.