Caffè di domenica 28 aprile 2024

di padre Lorenzo Galbiati
– Comunità di Loano (SV) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 28 aprile 2024.

5a settimana di Pasqua.
Beata Maria Felicia, carmelitana.

Dal Vangelo secondo Giovanni ( Gv 15,1-8)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Quanto è difficile per noi entrare nella mentalità per cui nella vita ci sono dei tagli necessari, dei tagli utili, anche se evidentemente fanno male. Questi tagli necessari sono le potature. 
La potatura è una tecnica di cura e di manutenzione delle piante che va a modificare l’aspetto esteriore degli arbusti intervenendo anche sulla crescita. Ma a che cosa serve? A migliorare la crescita della pianta incentivando la produzione di frutti e di fiori e in questo modo si lascia spazio a nuovi germogli.
La potatura poi previene l’insorgere di malattie e quindi tutela la salute della pianta, migliora la fruttificazione, la fioritura, indirizzando le energie della pianta verso il loro sviluppo rispetto alla germogliazione di nuovi rami e foglie. 
La potatura, dunque, è un taglio in vista di una crescita, di una produzione maggiore e migliore di frutti. Lungo tutta la nostra esistenza di tralci uniti alla vite, questa è la caratteristica fondamentale: non possiamo evitare le potature. Ciò che accade di doloroso e che magari si prolunga nel tempo trova il suo senso se viene letto alla luce della vite. La potatura è una ferita che chiede tempo, pazienza e fiducia. E allora se ascoltiamo ogni giorno la parola di Dio, se desideriamo che la Pasqua si scriva davvero in noi, nel nostro cuore e nella nostra esistenza ci è chiesto come tralci di scommettere sulle potature e di fidarci dell’agricoltore per eccellenza. 
Non fermiamoci al taglio, non lamentiamoci perché vorremmo frutti senza attesa, frutti istantanei che non richiedano fatica, impegno e costanza. 
Scommettiamo sulle potature e fidiamoci dell’agricoltore; così facendo tutta la nostra esistenza profumerà della presenza di Dio. 

Preghiamo
O Dio, che ci hai inseriti in Cristo
come tralci nella vite vera,
confermaci nel tuo Spirito,
perché, amandoci gli uni gli altri,
diventiamo primizie di un’umanità nuova.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Buona e Santa Domenica a tutti voi.

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