di padre Vojtech Kohut
– Comunità di Genova –
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Incontro Amici del Caffè carmelitano 2024

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 7 maggio 2024.
6a settimana di Pasqua.
Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 16, 5-11)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».
Alcuni autori spirituali dell’epoca di Santa Teresa d’Avila si richiamavano ad un versetto del vangelo di oggi: “È bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito.” Argomentavano con esso a favore della rinuncia all’umanità di Cristo nella preghiera interiore per favorirne il pieno e più spirituale sviluppo. Teresa ha reagito con una forte disapprovazione: “Allontanarsi del tutto da Cristo – scrive nel capitolo 22 del Libro della vita – e riguardare il suo corpo divino alla stregua delle nostre miserie o di ogni altra cosa creata, non lo so ammettere!” E aggiungendo due ragioni fondamentali perché si debba ritenere erronea una tale convinzione – cioè la mancanza di umiltà e l’ignoranza della condizione corporea dell’uomo – ribalta la questione e giunge a concludere: “Poiché ci è permesso di stare ai piedi di Cristo, procuriamo di non allontanarcene.”
Nonostante la mancanza di preparazione esegetica, Teresa ha capito che lo Spirito Santo non diventa un “sostituto” di Cristo e che il Signore Risorto con l’Ascensione non “se ne va”, ma è presente e operante in mezzo a noi proprio in virtù dell’azione dello Spirito. È un modo nuovo, più nascosto, ma più efficace di agire, cioè, in modo sacramentale.
Per questa ragione Gesù nel brano odierno parla della triplice funzione dimostrativa dello Spirito Santo: “riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio” (v. 8). La mancanza della fede in Gesù, che rende la persona incapace di percepirlo in questo modo, è già l’inizio dell’autocondanna. Come scrive Ignace De La Potterie, “mentre sul piano storico i discepoli di Gesù sono condannati dai tribunali degli uomini, sul piano della fede e nei confronti di Dio, essi giudicano il mondo e il mondo risulta condannato”.
Mentre ci stiamo, dunque, avviando verso la celebrazione dell’Ascensione e della Pentecoste, impariamo bene che il Signore Risorto, pur ritornando al Padre, rimane sempre presente in mezzo a noi, e la nostra preghiera, quanto più spirituale vuol diventare, tanto più si deve nutrire dei misteri della vita terrena di Gesù Cristo.
Preghiamo.
Dio onnipotente e misericordioso,
donaci una partecipazione vera
al mistero della risurrezione di Cristo tuo Figlio.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Benedetta giornata a tutti voi, amici nel Signore!
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