di padre Roberto Fornara
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Incontro Amici del Caffè carmelitano 2024

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 17 maggio 2024.
7ª settimana di Pasqua.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,15-19)
In quel tempo, quando [si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».
«Chi fissa gli occhi sullo Spirito è trasformato dalla sua gloria e diventa più radioso, poiché è illuminato dalla verità che viene dallo Spirito come da una luce. Per lui i deboli sono condotti per mano, i progrediti diventano perfetti. È lui che, illuminando coloro che si sono purificati, li rende spirituali per la comunione con lui». Le parole di San Basilio illustrano ciò che la parola di Gesù realizza in Simon Pietro nella luce e nella forza dello Spirito. Il Figlio e lo Spirito, la Parola e il Respiro di Dio sono intimamente legati per compiere la missione che il Padre affida a ciascuno. Gesù aveva già fatto di Simone un uomo nuovo, chiamandolo Pietro/Cefa, cioè roccia, e tuttavia oggi lo interpella con il vecchio nome (Simone).
Lo Spirito ridice le parole di Gesù a colui che nell’ultima cena rifiutava di lasciarsi amare e servire dal Signore. Ora la domanda riguarda l’amare, più che il lasciarsi amare.
Lo Spirito ridice le parole di Gesù perché tre volte Pietro ha rinnegato Gesù, tre volte Dio gli concede la possibilità di ricominciare.
Lo Spirito ridice le parole di Gesù finché l’apostolo non prova dolore, compunzione, una tristezza che si apre alla conversione, a differenza del ripiegamento sterile di Giuda.
Lo Spirito ridice le parole di Gesù perché Pietro capisca che la missione di pascere il gregge di Cristo non è il premio per le sue risposte, né un posto in prima fila nella Chiesa, ma l’invito a rendere vero l’amore per Gesù vivendolo come amore e servizio ai suoi fratelli.
Lo Spirito ridice le parole di Gesù perché Pietro impari a conoscersi: in tre parole – “tu sai tutto” – concentra l’affidamento a colui che scruta e conosce le profondità del cuore, abbattendo la sicurezza presuntuosa delle prime due risposte e di altri momenti del suo cammino di fede.
Lo Spirito ridice le parole di Gesù per guidarlo a lasciarsi mangiare dall’amore, come Gesù nell’Eucaristia, fino a testimoniare il suo amore con il dono della vita.
Lo Spirito ridice le parole di Gesù perché ha una sola parola da pronunciare, la prima che ogni discepolo percepisce: “Seguimi”.
Chiediamo allo Spirito di ripeterci le parole di Gesù perché, nella sequela, ascoltiamo la parola più vera, la parola essenziale che Dio ha da dirci: “Io ti amo così come sei. Entra nel vortice di questo amore senza limiti, di questo amore troppo grande, credi all’amore, e saprai tutto ciò che serve alla tua debole e fragile fede. Tu sai tutto, Simone, roccia su cui Cristo fonda la sua Chiesa. Tu sai che Dio ti ama”.
Preghiamo.
O Dio, che con la glorificazione del tuo Figlio
e con l’effusione dello Spirito Santo
ci hai aperto il passaggio alla vita eterna,
fa’ che, partecipi di così grandi doni,
progrediamo nella fede e nel tuo amore.
Pre Cristo nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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