di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 16 giugno 2024.
11ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Marco (4,26-34)
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.
Il regno di Dio era uno degli argomenti preferiti della predicazione di Gesù. Non era e non è un argomento facile. Quando si parla di regno pensiamo, infatti, a tante cose che però hanno poco a che vedere con quanto Gesù, con tanta pazienza, ha cercato di farci capire. Scartata l’ipotesi che si tratti di un regno tutto umano, come i tanti regni che hanno attraversato la storia dell’umanità, c’è il rischio di immaginarci il regno di Dio soltanto come una variante del paradiso. E, quindi, se quello di Dio non è uno dei tanti regni della terra, che nascono e muoiono, allora sarà probabilmente un regno tutto da scoprire, posizionato più o meno in cielo, in cui speriamo di essere ammessi senza troppe difficoltà e viverci, per sempre, “felici e contenti… come il finale delle favole iniziate con “C’era una volta un re…”
Gesù, invece, spiega che il regno di Dio è un seme che, nascosto nella terra, germoglia e cresce, anche se non ce ne accorgiamo e non facciamo nulla perché questo miracolo avvenga. Un seme piccolo, che tutti darebbero per spacciato, tanto è piccolo e insignificante, ma che anche qui germoglia e cresce fino a diventare un grande albero.
Il regno di Dio non è qualcosa, ma Qualcuno. È Dio che chiede il permesso di entrare nella nostra vita, prenderne il possesso e trasformarla, anche se noi non ne siamo del tutto consapevoli o, addirittura, opponiamo resistenza. Dio agisce nella nostra vita anche se noi dormiamo o siamo distratti. La sua azione non dipende dai nostri sforzi o dalle nostre strategie. Le sue vie, i suoi piani, i suoi modi non coincidono con i nostri. Dio, poi, ama iniziare in modo umile, discreto, quasi di nascosto e senza fare troppo rumore. Ma poi, dopo la mietitura, il chicco di grano si trasforma in pane. E il granello di senape, con il passare delle stagioni, cresce fino a diventare un grande albero, trai cui rami gli uccelli trovano ombra e fanno il loro nido. Il Regno di Dio è Dio che, umilmente, ma anche tenacemente, vuole entrare nella nostra vita e farla germogliare. Il regno di Dio è Gesù che si fa nostro cibo e vuole accoglierci nella sua casa. Per sempre. E perché possiamo essere eternamente felici.
Preghiamo.
O Padre,
che spargi nei nostri cuori
il seme del tuo regno di verità e di grazia,
concedici di accoglierlo con fiducia
e coltivarlo con pazienza,
per portare frutti di giustizia nella nostra vita.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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