di padre Roberto Fornara
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 17 giugno 2024.
11ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,38-42)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».
Ciò che incrina le certezze del credente, a volte scandalizzandolo, è la presenza del male, soprattutto il male inspiegabile, come il dolore innocente. Dall’altra parte, il vangelo ci ricorda che gli “empi” o i “peccatori” sono invece “scandalizzati” o “colpiti” dalla splendente luminosità del bene. Non sanno spiegarselo, è un amore gratuito che non conoscono e non rientra nella loro logica egocentrica. Il bene esiste ed è anche contagioso, come il male. Ce lo dimostra la croce di Gesù. Il bene è il seme che, gettato a terra, calpestato e destinato a morire, non rimane da solo, ma produce molto frutto.
Nel discorso della montagna che stiamo meditando in questi giorni, Gesù ci pone di fronte a tre livelli di bene. Il primo stadio consiste nel non rispondere al male con il male. Siamo sempre esposti alla sete di vendetta, a una giustizia “fai da te”. “Occhio per occhio” e “dente per dente” significava già, nell’Antico Testamento, relativizzare la vendetta, non rispondendo cioè con un male più grande, ma con una pena proporzionata al danno subito. Non opporsi al malvagio comporta la rinuncia alle passioni: ira, invidia, rancore, risentimento, che trovano molti canali per sfociare nella vendetta, anche se non si esprime in parole o in atti specifici. La logica della non-violenza (pensiamo a Gandhi, a Tolstoj, suo ispiratore, e a Martin Luther King) ha raggiunto anche non cattolici o non credenti.
Ma Gesù ci invita a una giustizia superiore anche alla stessa non violenza. Possiamo vincere il malvagio se gli offriamo la possibilità di conoscere il bene, di sperimentare l’amore: alla radice, molti malfattori sono semplicemente persone non amate. Per questo il vangelo passa a un secondo piano: «se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra», come Gesù, che si lasciò percuotere, deridere e torturare fino alla morte, e alla morte di croce. Non c’è amore più grande di questo: quello in cui appare che la vita non è estorta dalla violenza, ma donata dall’amore.
E infine, un terzo livello: «da’ a chi ti chiede», scoprendo che c’è più gioia nel donare che nel ricevere, come ricordava già il Deuteronomio: «Dagli generosamente e, mentre gli doni, il tuo cuore non si rattristi» (15,10). Dona senza chiederti chi è colui che hai davanti, se potrà contraccambiare il dono e se ti sarà riconoscente. Come il buon samaritano, che ha “fatto la misericordia” con l’uomo ferito dai briganti. Se qualcuno ci fa del male, chiediamo allo Spirito Santo la luce e la forza per “fare la misericordia”. Non è un dono che facciamo al malvagio. È un dono che Dio fa a noi.
Preghiamo.
O Dio, fortezza di chi spera in te,
ascolta benigno le nostre invocazioni,
e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto,
soccorrici sempre con la tua grazia,
perché fedeli ai tuoi comandamenti
possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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