di fra Claudio Grana
– Comunità di Bocca di Magra (SP) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 22 giugno 2024.
11a settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di Santa Maria in sabato.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,24-34)
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».
Gesù nel Vangelo non solo cerca di svelarci un vero e sano umanesimo, facendoci scoprire e vivere i valori naturali a cui aspira il cuore umano creato da Dio, ma dà compimento alla vocazione umana indicandoci un orizzonte più alto, il riferimento a Dio e la vita soprannaturale come suoi figli.
Anche oggi vediamo questi due passaggi, questi due livelli. Nella prima parte Gesù ci insegna a leggere il cuore umano, con una profonda constatazione: l’affetto, il desiderio principale del cuore non può essere diviso. Ed è interessante notare che Gesù mette in parallelo “amare” e “affezionarsi” con il “servire”: diventiamo servi di ciò che amiamo, di ciò che mettiamo al primo posto come ideale di vita. E noi, cosa o chi amiamo più di tutto? Amiamo e serviamo Dio, oppure amiamo e serviamo altri idoli?
Nella seconda parte, Gesù ci fa compiere un “salto” di qualità, indicandoci un modo nuovo di stare al mondo, di occuparci delle cose materiali – il cibo, il vestito – ma anche di quelle più importanti, delle relazioni con le persone, del corpo, della vita, del futuro. Ripete per ben tre volte: “non preoccupatevi” di questo, ma “cercate innanzitutto il regno di Dio”. In sostanza, questa “vita nuova” con Gesù è sapere che Dio è con noi, che siamo nelle sue mani, che si prende cura di noi in ogni istante: è questo che riempie di significato e di pace la nostra vita… e tutto il resto è dono, tutto “vi sarà dato in aggiunta”.
Noi cristiani non siamo disinteressati o disimpegnati nelle cose della vita, ma non ci affanniamo in esse, perché il centro che dà senso a tutto è in Dio, e in tutte le cose noi ci sentiamo figli amati e accompagnati. Impariamo davvero ad essere così, abbandonati con piena fiducia alle mani di Dio.
Preghiamo.
O Dio, fortezza di chi spera in te,
ascolta benigno le nostre invocazioni,
e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto,
soccorrici sempre con la tua grazia,
perché fedeli ai tuoi comandamenti
possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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