Caffè di domenica 30 giugno 2024

di padre Davide Sollami
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 30 giugno 2024.

13a settimana del Tempo Ordinario.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 5,21-43)

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.

Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.

E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».

Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.

Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Dodici sono gli anni di malattia della donna sofferente, come dodici sono anche gli anni d’età della figlia di Giàiro. Le storie di queste due anime s’intrecciano in un unico racconto. Il padre della ragazzina si rivolge a Gesù quando la figlia è ormai morta e tutto sembra perduto.

Anche per la donna malata sembra non esserci alcuna possibilità d’incontrare Cristo. La massa non le permette di mettersi in comunicazione con il Signore. Ma entrambi mantengono viva la fede, nonostante le situazioni. Giàiro lo fa su incoraggiamento di Gesù: “Non temere, soltanto abbi fede”. La donna lo fa aggrappandosi a quel lembo del mantello, sfrangiato e impolverato.

A volte aspettiamo che si verifichino tutte le condizioni favorevoli per iniziare a dialogare con il Signore e in una società  ristrutturata (o destrutturata) dai social che favoriscono la migrazione dell’uomo dal reale al virtuale, facciamo fatica a metterci in contatto con Dio. Controlliamo tra le 10 e le 20 volte ogni ora i profili social e oggi, a 12 anni, la maggior parte dei ragazzi ha già accesso a Instagram e tik tok… a volte, come dice il Vangelo, spendendo senza alcun vantaggio”(Mc 5,26). Sono piazze digitali che favoriscono o allontanano da una vita interiore?

“Il lembo del mantello” è il titolo della più citata Lettera Pastorale firmata da Carlo Maria Martini che, già nel 1991, un secolo fa, poneva interrogativi che non hanno perso di profezia, anche se oggi l’orizzonte non è più la TV, ma i social. “Tra la massa però una persona comincia a emergere. Ha un progetto, una volontà precisa e soprattutto una grande fede. Gesù le dirà: “Figlia, la tua fede ti ha salvato!”. Ha una tale fiducia nel Signore da pensare che anche solo il contatto con un pezzetto del suo mantello la possa guarire. Per questo, pur restando nascosta tra la folla, essa vive un processo di forte “personalizzazione”, entra in una relazione autentica con Gesù di cui egli stesso si accorge e che proclama pubblicamente. Dalla massa è emersa una persona” (da “Il lembo del mantello”, Lettera pastorale del Cardinale Martini, Arcivescovo di Milano).

E noi, a quale lembo ci aggrappiamo in cerca di salvezza? Riusciamo a mantenere un contatto personale e autentico con il Signore?

Preghiamo

O Dio, che ci hai reso figli della luce con il tuo Spirito di adozione,
fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore,
ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità.
Per Cristo Nostro Signore. Amen

E su tutti voi, amici del Caffè Carmelitano, invoco la benedizione di Dio.
Una buona e santa giornata a tutti!

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