di padre Piergiorgio Ladone
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 27 luglio 2024.
16a settimana del Tempo Ordinario.
Beato Tito Brandsma, carmelitano.
Memoria di Santa Maria in sabato.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 24-30)
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”».
In questa seconda parabola del Vangelo di Matteo, Gesù ci propone ancora una semina, ad opera però di due seminatori. Il primo, il padrone del campo, sparge il seme buono da cui nasce il grano, mentre l’altro, il nemico, sparge quello cattivo che produce un’erba nociva, la zizzania. I servi del padrone vorrebbero subito estirpare sul nascere l’erba cattiva, ma il padrone ordina di attendere per questa operazione il momento della mietitura.
L’insegnamento lo conosciamo: il campo è immagine del regno di Dio, in cui il padrone, Dio stesso, semina nei cuori di chi lo accoglie il buon seme della sua Parola che produce frutti di bontà, di verità e di libertà; ma esiste anche il nemico, il diavolo, che da parte sua sparge il seme nefasto della sua parola che produce malvagità, falsità e schiavitù.
Ma perché, ci si domanda, Dio lascia tutta questa libertà al nemico? Dalla parabola abbiamo la risposta. Gesù vuol farci comprendere anzitutto che il mistero del male presente nel mondo – e che egli stesso ha subito – non è voluto da Dio, né tanto meno viene da lui. È invece il frutto di una libertà male usata di tante sue creature, che Dio stesso a somiglianza sua e per amore ha voluto creare libere, ma che ribellandosi a lui dimostrano di non aver creduto a questo suo amore per loro.
D’altro canto – mentre sappiamo che con la sua morte e risurrezione Gesù ha già sconfitto per sempre il male in chi accoglie nella sua vita questo mistero – la parabola ci dice che la vera onnipotenza del Padre sta proprio nella sua infinita misericordia, che sa attendere con pazienza il ritorno a lui dei peccatori che si pentono, come già cantava il Libro della Sapienza: “Hai compassione di tutti, Signore, perché tutto tu puoi; non guardi ai peccati degli uomini in vista del pentimento”. Come a dire: perché la zizzania col tempo non potrebbe anch’essa diventare grano? Certo, secondo la natura terrena è impossibile, ma per quella soprannaturale no: nulla è impossibile a Dio!
E allora, chiediamoci piuttosto come usiamo noi questa libertà che ci è stata donata. Sì, proprio noi che forse ci sentiamo ormai tra il grano buono: la mettiamo davvero al servizio del bene? È chiaro che una religiosità di facciata che si limita alle pratiche esteriori, ma in cui il cuore non è coinvolto, non può bastare. In conclusione, la domanda che dovremmo porci non è tanto “perché c’è il male”, ma “che cosa faccio io per far crescere il bene?”.
Preghiamo.
Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore,
e donaci i tesori della tua grazia,
perché, ardenti di speranza, fede e carità,
restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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