Caffè di domenica 11 agosto 2024

di padre Matteo Pesce
– Comunità di Torino –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 11 agosto 2024.

19ª settimana del Tempo Ordinario.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,41-51)

In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».
Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

È già la terza domenica di fila che ascoltiamo il sesto capitolo del Vangelo secondo Giovanni e non abbiamo ancora finito, perché tutte queste parole del Signore sul pane eucaristico, è proprio il caso di dirlo, vanno spezzate e assimilate con calma. Gesù si definisce per tre volte “pane”. E questo pane è «disceso dal cielo», cioè viene da Dio, ed è «vivo» o «della vita». E non nel senso che mantiene in vita, questa vita, ma che “chi ne mangia vivrà in eterno”. Il primo problema che i suoi ascoltatori si pongono è il fatto che Gesù pretende di provenire direttamente da Dio, quando tutti conoscono benissimo la sua famiglia.

Ecco il dubbio sulla divinità di Cristo, che neppure tutti quelli che lungo la storia si sono definiti cristiani hanno veramente superato. Fino ad oggi in tanti ammirano Gesù e il suo messaggio, almeno fin dove resta nei limiti della nostra razionalità. Ma ritenerlo Dio e affidargli la propria esistenza è ben altra cosa: è la Fede. E Lui stesso ci ha appena detto che non dipende né da Lui, Gesù, né tanto meno da noi il diventare credenti, ma ci pensa il Padre a dispensare il dono della Fede.

Questa incredulità legata al discorso sul “pane vivo disceso dal cielo” mi fa pensare alle tante reticenze nei confronti del culto eucaristico che ci sono state, ci sono e ci saranno. Neppure tutti i cristiani ammettono la presenza di Gesù nell’Eucaristia in senso così forte, reale, e quindi non praticano l’adorazione eucaristica. Ma proprio il piegare umilmente le ginocchia davanti all’umile segno del pane è fare l’atto di fede in Gesù Figlio di Dio, fidandosi semplicemente del fatto che Lui ha detto «Io sono il pane vivo», «questo è il mio corpo», «è la mia carne per la vita del mondo». Se vogliamo davvero vivere una vita piena, sappiamo ormai di Chi nutrirci.

Preghiamo.
O Padre, che guidi la tua Chiesa pellegrina nel mondo,
sostienila con la forza del cibo che non perisce,
perché, perseverando nella fede e nell’amore,
giunga a contemplare la luce del tuo volto.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Una buona e santa giornata a tutti voi!

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