di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 16 agosto 2024.
19a settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 19,3-12)
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?». Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio». Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».
Quella posta dai farisei a Gesù è una domanda che rivela tutta la difficoltà a comprendere la bellezza e le esigenze della vocazione al matrimonio. Per i farisei il matrimonio sembra essere un impegno a tempo determinato e che vale soltanto finché sussistono tutte le condizioni e i relativi vantaggi. Da Gesù vogliono semplicemente sapere fino a che altezza deve essere posta la barra della sopportazione del marito nei confronti delle inadempienze della moglie. Quale motivo è sufficiente, chiedono i farisei, perché l’uomo possa liberarsi della propria donna con il permesso di Dio? Per Gesù, invece, uomo e donna uguali sono. E la barra della sopportazione è posta in alto, così in alto da toccare il Cielo, cioè il Creatore, l’amore stesso, l’amore eterno che ha creato e benedetto l’amore fedele tra l’uomo e la donna. Ciò non toglie che amarsi, amarsi per sempre, amarsi tutta la vita, amarsi anche se le cose non vanno o non sono andate come si avrebbe desiderato, amarsi anche se l’uomo e la donna al quale si è promesso fedeltà, ora appaiono così diversi… sia qualcosa di così difficile da sembrare impossibile, quasi improponibile, una sfida alla legge di gravità del buon senso e della razionalità dei nostri giorni. Gesù non rimanda ai giorni nostri, ma agli inizi di tutto, alla volontà di colui che creò l’uomo e la donna perché fossero una carne sola e che nessuna volontà umana avrebbe potuto separare.
Tale ribaltamento di prospettiva, rispetto alle logiche dei farisei, spaventa così tanto i discepoli da scoraggiare anche i più motivati. Gesù allora pronuncia una parola breve, ma non meno esigente, su un’altra vocazione, quella al celibato, riservata a coloro che, con uguale passione e fedeltà s’impegnano ad amare, seguire e servire per sempre Cristo, il suo regno e la sua Chiesa. E che solo chi vi è chiamato può capire.
Preghiamo
Dio onnipotente ed eterno,
guidati dallo Spirito Santo,
osiamo invocarti con il nome di Padre:
fa’ crescere nei nostri cuori lo spirito di figli adottivi,
perché possiamo entrare nell’eredità che ci hai promesso.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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