di padre Matteo Colzani
– Comunità di Arenzano –
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Buongiorno a tutti, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 2 settembre 2024.
22ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4,16-30)
In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
La promessa che l’alleanza tra Dio e il suo popolo si sarebbe realizzata definitivamente, oggi si è compiuta. Il popolo di Israele viveva costantemente nell’attesa di questo compimento. Secoli e secoli. L’atteggiamento dell’attesa era fondamentale. Ma nel momento in cui questa attesa si compie in pochi la accettano. Per questo nel vangelo odierno la parola “oggi” è tremendamente pesante: l’attesa, il desiderio della salvezza è buono e risuona in tutto l’Antico Testamento, ma si compie non in modo generico teorico, ma “oggi”!
Dio compie il suo progetto qui ed ora: a partire dall’opera di Gesù come Messia, così egli continua a operare anche ora nella storia della Chiesa, e nell’esistenza di ciascuno di noi. A noi di riconoscerlo presente e operante nel nostro quotidiano, per riconoscere giorno dopo giorno che Egli continua a scrivere la sua opera di salvezza, proprio della nostra storia personale.
Preghiamo.
Dio onnipotente,
unica fonte di ogni dono perfetto,
infondi nei nostri cuori l’amore per il tuo nome,
accresci la nostra dedizione a te,
fa’ maturare ogni germe di bene
e custodiscilo con vigile cura.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti voi!
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