di padre Marco Pesce
– Comunità di Bouar – S. Elia (Rep. Centrafricana) –
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Buongiorno, amici, con il caffè carmelitano di oggi, 6 settembre 2024.
22ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 5,33-39)
In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».
Sono passati due mesi esatti da quando incontrammo lo stesso episodio del Vangelo, ma nella versione secondo Matteo. I due brani, in Luca e in Matteo, sono quasi del tutto identici; salvo la frase finale: Luca aggiunge quella battuta sull’apprezzamento del vino invecchiato, rafforzando bene l’idea che per accogliere il Vangelo bisogna cambiare, e a volte si preferiscono le vecchie abitudini. Questa mattina invece mi fermo alla prima parte del brano, restando sull’immagine dello sposo.
Nei Vangeli troviamo le parabole in cui un re prepara le nozze per il figlio; o delle ragazze che devono accogliere uno sposo. Nel Vangelo secondo Giovanni, il primo dei segni compiuti da Gesù avviene proprio in un banchetto nuziale. San Paolo parla agli Efesini del matrimonio prendendo Gesù come il modello: Lui ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei.
Don Domenico Machetta (conosciuto compositore di canti liturgici) disse una volta, commentando dal vivo un suo brano musicale: «Nella Bibbia Dio è chiamato padre e madre. Ma la notizia più sconvolgente è: Dio sposo, partner; Dio che vuole essere il mio partner personale». E proseguiva richiamando il libro del Cantico dei cantici prima, e poi il libro dell’Esodo: Mosè è chiamato sul monte Nebo, di fronte alla Terra Promessa. È il termine del suo viaggio terreno; Mosè muore, dice il testo, “secondo la parola del Signore”. In ebraico l’espressione è tale, che letteralmente la si può tradurre “sulla bocca del Signore”, e qui don Machetta sceglie l’interpretazione più “romantica”: Mosè muore “nel bacio di Dio”.
Il fascino della fede cristiana sta soprattutto in questo: Gesù ci propone una relazione personale con lui, e per mezzo di lui con il Padre nello Spirito Santo.
Preghiamo.
Dio onnipotente,
unica fonte di ogni dono perfetto,
infondi nei nostri cuori l’amore per il tuo nome,
accresci la nostra dedizione a te,
fa’ maturare ogni germe di bene
e custodiscilo con vigile cura.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti voi!
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