di padre Pierluigi Canobbio
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 21 settembre 2024.
Festa di San Matteo, apostolo ed evangelista.
Dal Vangelo secondo Matteo (9,9-13)
In quel tempo, mentre andava via, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Gesù vede un uomo seduto, accasciato nel lavoro ignobile di strozzino, di esattore delle tasse per l’invasore romano e, nonostante ciò, lo chiama a seguirlo. Gesù non si spaventa per il peccato e le malattie, fisiche, morali o spirituali, ma desidera la completa guarigione di ogni persona. Nel caso di Matteo ci colpisce la sua immediata risposta, che indica la disponibilità al cambiamento, alla rinascita: dalla sua posizione seduta, il suo alzarsi è espresso con lo stesso verbo della risurrezione, e ha come effetto seguire Gesù, diventare “cristiano”. La scena successiva accenna a un pasto, una tavola di festa che dice la gioia di aver ottenuto e accettato la misericordia: non basta la disponibilità del buon Dio di rialzarci e di guarirci, ma occorre la nostra accoglienza del medico, di cui umilmente sentiamo il bisogno.
È molto comune, ai tempi di Gesù come ai nostri tempi, pensare di non aver bisogno di salvezza, la presunzione di essere giusti e di riuscire a fare il bene semplicemente con la nostra buona volontà e le nostre forze. Questo atteggiamento è incarnato dai farisei, che rimproverano Gesù per la sua accoglienza dei pubblicani e dei peccatori: il gesto di mangiare insieme era per loro il segno di una condiscendenza e della sua complicità. Gesù e tutta la dottrina cristiana, invece, distingue bene fra peccato e peccatore: il peccato va segnalato, evitato e condannato, il peccatore va incontrato, aiutato e possibilmente guarito. Non solo con le nostre forze, ma sempre con il concorso della Grazia di Dio.
“Misericordia io voglio” è sempre il desiderio del Signore da imparare e da incarnare nella nostra vita, nella concreta ricerca di fare quello che vuole il Signore, quella che è la Sua esplicita volontà. Il tutto nella fiducia di una povera creatura di poter “attirare più pienamente l’amore di Colui che non è venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”, come intuisce Santa Teresa di Gesù Bambino. (Storia di un’anima, B, 261).
Preghiamo.
Padre misericordioso, che hai scelto san Matteo
fra i pubblicani e lo hai costituito apostolo,
fa che seguendo il suo esempio possiamo accogliere la chiamata del tuo Figlio
per godere ora e sempre la gioia del tuo regno.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona e santa giornata a tutti voi!
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