di padre Piergiorgio Ladone
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 27 settembre 2024.
25a settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di San Vincenzo de Paoli, sacerdote.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9, 18-22)
Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
L’intento della domanda di Gesù ai suoi discepoli: “Le folle, chi dicono che io sia?”, non è certo quello di fare un sondaggio, non ne aveva bisogno, quanto piuttosto di coinvolgerli, partendo da lontano – le folle chi dicono che io sia – in un argomento fondamentale per il loro cammino di discepoli, il più importante, e cioè l’interpretazione del loro rapporto con Lui: “Ma voi, chi dite che io sia?”.
E ciò ovviamente vale anche per noi, discepoli di oggi: chi è davvero per me Gesù? Intanto, è interessante notare come la domanda viene posta quando Gesù si trovava in luogo solitario a pregare e i discepoli erano con Lui: come a dire che la preghiera non solo non deve essere disincarnata dalla vita ma, anzi, deve diventare il luogo privilegiato in cui mettiamo davanti a Dio tutta la nostra vita, soprattutto le nostre relazioni umane.
Ritornando alle due domande di Gesù, il rischio che corriamo noi cristiani, discepoli di oggi, è proprio quello di dare in modo troppo scontato la risposta univoca di Pietro: “Tu sei il Cristo di Dio”, ossia: tu sei davvero il Messia atteso, il Figlio di Dio, il nostro Salvatore. E’ univoca perché Cristo è davvero storicamente risorto e ormai da più di duemila anni la Chiesa ci tramanda questa grande verità per cui non abbiamo più dubbi: ne siamo convinti, certo che è così, ma fino a che punto?
Io credo che non basti una risposta per sempre. Quella domanda di Gesù: “Ma voi, chi dite che io sia?”, credo debba continuare a risuonare costantemente nei nostri cuori per sollecitarci ad una risposta sempre più convinta e coerente. Del resto, subito dopo, Gesù ci ricorda: “Il Figlio dell’uomo – cioè io, il Cristo – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno”. Questo è il Cristo che dobbiamo riconoscere. Può bastare una volta per tutte? No, non basta mai.
Accogliere la croce come passaggio necessario alla risurrezione e alla vita, richiede infatti un cammino di conoscenza di Gesù che non può essere solo intellettuale, storico o teologico che sia, ma esige di essere una conoscenza che si identifica sempre più con l’esperienza della nostra relazione d’amore con Lui, ed essa deve passare attraverso la condivisione del suo mistero di morte e risurrezione. In che modo? Consegnandoci anche noi, con Lui, per Lui e in Lui, al progetto del Padre, che prevede il dono di noi stessi ai fratelli. E così scopriamo in noi – con stupore – una forza che altrimenti non potremmo avere, perché è la Sua, una forza che ci porta a dirgli davvero, non solo con le labbra ma anche con il cuore: “Tu sei il Cristo di Dio, la mia salvezza. Tu sei tutto per me”.
Preghiamo.
O Dio, che per il servizio ai poveri e la formazione dei tuoi ministri
hai ricolmato di virtù apostoliche il santo presbitero Vincenzo de’ Paoli,
fa’ che, animati dal suo stesso spirito,
amiamo ciò che egli ha amato e mettiamo in pratica i suoi insegnamenti.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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