di padre Marcello Bartolomei
– Comunità di Baoro (Rep. Centrafricana) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 3 ottobre 2024.
26ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10, 1-12)
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
Gesù aveva già scelto i suoi Apostoli e ora, dopo aver continuato a predicare, a insegnare e a compiere anche dei miracoli, sceglie altri 72 discepoli per inviare anche loro all’apostolato. Li manda nei villaggi dove stava per recarsi, con le stesse consegne: annunciare che il Regno di Dio è vicino, invitando alla conversione, guarire i malati e scacciare i demoni, come segni efficaci per appoggiare la loro predicazione.
Possiamo osservare due punti. Il primo è che Gesù fa notare loro la sproporzione tra il compito che li aspetta, cioè la messe abbondante, e il loro numero esiguo, cioè la scarsezza di operai. Queste parole di Gesù sono sempre attuali: “Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe”. È un invito che Gesù rivolge ancora oggi a noi tutti che ci dichiariamo suoi discepoli o missionari apostolici. È un invito che, di fronte al mondo che aspetta di essere evangelizzato o rievangelizzato, dovrebbe scottarci. Non possiamo ascoltarlo passivamente, magari con qualche preghiera frettolosa per dire che abbiamo obbedito. La parola di Gesù è un invito permanente a fare di più per la propagazione del Vangelo, per testimoniare il Vangelo.
Il secondo aspetto da sottolineare è questo. Gesù dice “Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”. Egli non vuole risparmiarci le fatiche che aspettano ogni apostolo, fatiche materiali e morali. Ma non dobbiamo temere che questo lavoro sia eccessivo. Perché? Perché la messe è del padrone, e il padrone è Dio. Quindi dobbiamo fidarci di Dio. È lui che ha a cuore il nostro lavoro. Lui è il padrone e dunque è il primo che se ne occupa. Noi dobbiamo solo essere pronti a lavorare, pronti anche a soffrire, là dove viviamo e siamo mandati. Continuiamo a pregare, a mostrare la fede e a esercitare l’amore, che è l’apostolato fondamentale.
Preghiamo.
Signore, donaci dei santi preti.
Donaci pastori secondo il tuo cuore.
Donaci numerose e sante vocazioni.
Donaci sante famiglie cristiane. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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