di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 16 ottobre 2024.
28a settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,42-46)
In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo». Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».
A chi di noi non è capito di dire a qualcuno, tra il serio e il faceto, “Guai a te!”. Oppure, trovandoci in una situazione difficile, di dire a noi stessi “Mi son messo nei guai!”. Gesù, nel vangelo appena ascoltato, per ben tre volte apostrofa i farisei con un serissimo, insistente e poco diplomatico “Guai a voi!”. E rivolgendosi ai dottori della legge, offesissimi perché direttamente chiamati in causa, Gesù rincara la dose con un inappellabile: “Guai anche per voi!”. Ma di quali guai si tratta esattamente? E nel caso che anche noi – non così diversi dai farisei e dai dottori della legge minacciati da Gesù – dovessimo ficcarci nello stesso tipo di guai, come potremmo uscirne?
Gesù denuncia il guaio del formalismo, di chi si concentra sempre e soltanto nel dettaglio della legge – e proprio lì trova la sua zona di conforto – e trascura la giustizia e l’amore di Dio, cioè non ama, non mette al primo posto né Dio né il proprio fratello né la propria sorella.
Gesù denuncia il guaio dell’orgoglio, di chi sgomita per ottenere un posto al sole, di chi vive tormentandosi su cosa gli altri penseranno o diranno di lui.
Gesù denuncia il guaio dell’ipocrisia, di chi vive di apparenza, ma, come un sepolcro, cerca invano di nascondere la morte che si porta dentro.
Gesù denuncia il guaio dell’incoerenza, di chi chiede agli altri – e magari obbliga pure – a fare quel che lui, per primo, né fa, né vuole né è capace di fare.
E come uscire da questo tipo di guai, nei quali, prima o poi, tutti ci siamo infilati? Quali sono gli anti-guai che, come un antidoto sicuro, possono aiutarci a non cadere nei guai?
Sono le parole stesse di Gesù a indicarci la strada per non metterci nei guai: l’amore sincero e disinteressato per gli altri, la vera umiltà di chi ama servire piuttosto che farsi servire, l’impegno quotidiano a dare il buon esempio prima ancora di giudicare o di insegnare agli altri cosa devono fare… Chi vive così non sarà un sepolcro che gli altri calpestano, ma un raggio di luce e una fonte di vita nel luogo in cui vive. Chi vive mettendo ogni giorno Dio al primo posto, non si mette nei guai, ma nelle sue mani.
Preghiamo
Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia, o Signore,
perché, sorretti dal tuo paterno aiuto,
non ci stanchiamo mai di operare il bene.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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Incontri, ritiri, iniziative 2024-2025

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