di padre Marco Pesce
– Comunità di Bouar – S. Elia (Rep. Centrafricana) –
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Buongiorno, amici, con il caffè carmelitano di oggi, 6 novembre 2024.
31ª settimana del Tempo Ordinario.
San Nonio Alvares Pereira.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,25-33)
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
Gesù, alla vista delle “grandi folle” che lo seguono, sembra voler mettere le cose in chiaro, non vuole abbindolare nessuno. Al suo seguito può mettersi davvero colui e colei che saprà adempiere a delle condizioni apparentemente quasi impossibili. Si tratta di quelle condizioni di fronte a cui non si può che rispondere sì o no. Sono rinunce che toccano dei tasti così importanti per la vita di chiunque, che la risposta sarà netta.
Tre dunque sono i punti su cui misurarsi per essere discepoli di Gesù: l’ “odio” (come recita il testo greco) per i propri familiari e la propria vita (qui il solito atteggiamento provocatore di Gesù tocca un vertice); poi il portare la propria croce e seguire Gesù; infine il rinunciare a tutti i beni. Da sempre nella Chiesa l’obbedienza così radicale a queste parole si materializza nella vita religiosa. Ma non è una scusante per credere che queste frasi non siano rivolte agli altri, per quanto forti siano. La scelta radicale nella vita consacrata è uno sviluppo della “normale” vita cristiana.
A separare i primi due punti dal terzo, troviamo due parabole, che però non parlano della rinuncia ai beni. Rimandano piuttosto all’aspetto della riflessione di fronte alle sfide difficili. Perché questo accostamento un po’ complicato e, a prima vista, fuorviante? Per non escludere la riflessione nel cammino dietro a Gesù. Prima ascolti Gesù che quasi sbotta con delle pretese impossibili; ora ti puoi “sedere”, prenderti il tempo necessario per ascoltare ripetutamente la chiamata del Signore e ciò che succede dentro di te. Non a caso, ai giovani che cominciano la vita religiosa citiamo volentieri questo brano di Vangelo. Gli entusiasmi iniziali, per diventare amore, devono passare da quotidiani gesti di fedeltà alla preghiera, alla fraternità, al lavoro.
Che i nostri gesti di oggi siano i nostri passi dietro a Gesù.
Preghiamo.
Dio onnipotente e misericordioso,
guidaci al possesso della gioia eterna,
perché l’umile gregge dei tuoi fedeli
giunga dove lo ha preceduto Cristo, suo pastore.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti voi!
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Incontri, ritiri, iniziative 2024-2025

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