Caffè di venerdì 8 novembre 2024

di fra Francesco Palmieri
– Comunità di Bouar – Yolé (Rep. Centraficana) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 8 novembre 2024.

31ª settimana del Tempo Ordinario.
Santa Elisabetta della Trinità, carmelitana.

Testi liturgici per la memoria di Santa Elisabetta:

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16,1-8)

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

Quella proclamata da Gesù nel brano di Vangelo di oggi è una parabola molto particolare. Rispetto alla maggior parte delle parabole utilizzate dal Maestro nella sua predicazione, questa non fa riferimento al Regno dei cieli: al contrario, presenta una dinamica di imbroglio tipica del mondo e riscontrabile in qualunque luogo e in tutte le epoche. 

L’amministratore di una ricchezza non propria, una volta colto a derubare, prima di essere licenziato continua ad usare ingiustamente dei beni non suoi per trovare dei nuovi benefattori e non rimanere sulla strada una volta che verrà messo alla porta. La reazione del padrone è quella di chi vede il colpevole impiegare tutte le proprie abilità pur di cavarsela. Non può fare altro che ammettere tra sé: «almeno è stato furbo». 

Da parte sua il Signore, mostrando questa parabola, non vuole spingere i propri discepoli a divenire disonesti. Li mette piuttosto di fronte ad un’altra realtà: i figli di questo mondo, pur di farla franca, adottano mille strategie e sotterfugi, mentre invece i figli della luce, una volta ricevuto l’annuncio del Vangelo, restano tiepidi e passivi e non adoperano il loro tempo per guadagnare per sé e per i propri fratelli i beni del cielo.

Preghiamo.
(da una preghiera di Santa Elisabetta della Trinità) 

Ai piedi della Croce, o beneamato Gesù, mio Amore Crocifisso,
vengo a ridirti: «Prenditi il mio cuore, non rendermelo più».
Celeste sposo, Divin Salvatore,
rinuncio ad ogni felicità, ad ogni amore su questa terra
per non appartenere ad altri che a te.
Voglio appartenerti senza residui per amarti di più,
e per ricambiare il tuo amore mi dono a te per sempre.
O mio Sposo, mio bene supremo, tu solo sai quanto ti amo. Amen.

Una buona e santa giornata a tutti!

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